Augusto Romano: “La psicanalisi? È fuori moda perché legittima la sofferenza”

Decano della psicologia analitica, racconta in L’inconscio a Torino gli inizi della disciplina, quando Pavese faceva tradurre Jung

di Bruno Quaranta, lastampa.it, 4 agosto 2017

Una volta, a unire Torino e Trieste, era un idrovolante, ammaraggio di fronte al Valentino, dove un cippo celebra la rotta d’antan. Correvano gli Anni Venti, nella capitale giuliana soffiava il vento della psicoanalisi. Qualche refolo arrivava sotto la Mole, magari a bordo del trabiccolo monomotore? E, soprattutto, vi trovava accoglienza, fosse solo un «punt e mes» di attenzione?

 

Nell’Inconscio a Torino (Aragno editore) si cala Augusto Romano, fra i fondatori dell’Arpa, l’Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica, junghiano di lungo corso, come Jung – così osserverà un intervistatore del «maggiore» svizzero – un modo di comunicare «che va dal massimo del buon senso all’intuizione più acuta».

Jung o Freud. Chi signoreggia a Torino? «A ciascuno – riflette Augusto Romano – corrisponde una faccia di Torino. La prima: razionalista, illuminista, ordinata, geometrica, s’intona a Freud. Il medico viennese riteneva di essere uno scienziato positivista, faceva coincidere cura e verità. Nel bagaglio del paziente – la sua certezza – c’è una verità oggettiva: smascherarla equivale a guarire».

 

La seconda faccia? «La città bizzarra, barocca, duplice (Bruneri e Canella), irrisolta (il caso Rosa Vercesi)…È la Torino non solo di Jung, ma dei post-freudiani. Jung mette in crisi l’idea della verità, spalancato com’è al depositumfantastico del paziente, ai simboli e alle immagini che produce».

 

Freud e Jung, un amalgama, un’alchimia, che – Augusto Romano passa in rassegna i tipi indigeni – assume per esempio le sembianze di Edoardo Sanguineti, «junghiano di pancia (si riapra Laborintus), freudiano di testa. Offrirà un sicuro contributo per sottrarre Jung alla destra, fino alla deriva New Age. No, Jung non elude la drammaticità della vita, la sua analisi non ha paura del dolore».

http://www.lastampa.it/2017/08/04/cultura/augusto-romano-la-psicanalisi-fuori-moda-perch-legittima-la-sofferenza-13bvhnYYGvIk64HHt3yigJ/pagina.html

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