Recalcati sul lettino di un’intervista

di Roberta Scorranese, corriere.it, 4 agosto 2017

Sono le tre del pomeriggio quando suono il campanello di un palazzo nella zona di Brera, cuore antico di Milano. Il portone si apre. Attraverso un bel cortile, arrivo all’ultimo piano e trovo la porta aperta. Mi inoltro in un ampio soggiorno ricco di libri e dipinti alle pareti e, dal piano superiore, mi arriva una voce: «Sistemi le sue cose e salga». Deposito la mia borsa, tengo solo il registratore e il taccuino e percorro la bella scala a chiocciola che mi conduce in una elegante mansarda, dove Massimo Recalcati mi aspetta seduto davanti all’inconfondibile lettino dello psicanalista. «Prego, si accomodi», dice sorridendo. È stato così che, in un caldo pomeriggio d’estate, mi sono ritrovata seduta sul lettino dell’analista più famoso d’Italia. Seduta, naturalmente, non distesa. E però la posizione comoda, con i cuscini (messi lì forse per attutire vortici di vita vissuta che sopraggiungono durante la terapia), induce alle risposte più che agli interrogativi. Disinnesca le domande aggressive. Con la complicità di un look (il suo) sfatto ad arte: in maniche di camicia, calzini assenti nelle Tod’s e la barba di tre giorni che per i detrattori (tanti) è segno di sbraco hipster, mentre per i sostenitori (tanti) è indice di anticonformismo e limpidezza. Sarà per questo che la prendiamo alla larga?

Professore, lei ha scritto diversi libri sulla figura del padre. Ci racconta com’è il suo?
«Vengo da una famiglia molto umile, dove si parla milanese e dove l’italiano è stato in pratica una seconda lingua. Mio padre è stato un floricoltore, ha coltivato fiori per una vita e voleva che io seguissi la sua stessa strada. E infatti ho conseguito prima il biennio professionale in floricoltura, poi mi sono diplomato in un istituto agrotecnico di Quarto Oggiaro. Anche se io volevo fare altro».

Lo psicanalista, immagino. 
«No. Il maestro».
[Più volte, nel corso di questa conversazione, si coglierà nelle parole di Recalcati una semplicità che sfiora lo spirito autentico dei contadini veri e anche quando userà parole come«desiderante» e «tuitterizzazione» noi lo ascolteremo come i discepoli ascoltavano Lacan durante il Seminario]

Riesce difficile, oggi, immaginarla in una scuola di periferia.
«Era una scuola dove si ritrovarono molti ragazzi con problemi. E in quel senso io ero uno scarto. Venivo da esperienze scolastiche difficili e di certo la posizione geografica dell’istituto non aiutava. Pensi che partivo da Cernusco e arrivavo lì in bici o con i mezzi. Poi eravamo tutti maschi, immagini un po’ che allegria. Ma è stato lì, a Quarto Oggiaro, che ho incontrato il mio primo padre. In senso metaforico, poiché era una donna».

Segue qui:

http://www.corriere.it/futura/04-08-2017/romeo-giulietta-sdraio-analista-1ad37b28-7795-11e7-84f5-f24a994b0580.shtml?item-num=3

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