Benvenuto: “Trump e il narcisismo”

di Sergio Benvenuto, doppiozero.com, 18 giugno 2017

Negli ultimi tempi i commentatori fanno a gara nel cercare di inquadrare Donald Trump in termini psicopatologici. Alcune riviste mi chiedono una sorta di cartella clinica del presidente americano. Ad esempio, mi si chiede se si può parlare di infantilismo di Trump, a 71 anni. Parlerei nel suo caso non di infantilismo quanto piuttosto di inizio di demenza senile. Oggi il termine “malattia senile” tende a essere bandito – come quello di “stagnaro” per dire idraulico – perché suona offensivo per i vecchi. Essendo io quasi settantenne, mi sento in diritto di parlar male degli anziani. Il demente senile si infantilizza, da qui l’impressione che Trump sia infantile. Nel senso che si incrociano deficit cognitivi con deficit morali, in particolare, chi invecchia male non ascolta più chi non la pensa come lui o lei. Mi ha colpito quando Trump denunciò un terribile attentato in Svezia mai avvenuto; semplicemente aveva visto la sera prima alle Fox News un’inchiesta sulla Svezia in cui si diceva che il tasso di criminalità era aumentato in quel paese per colpa dell’afflusso di immigrati. Trasformare un aumento statistico in un attentato terroristico rivela una grave deficienza nel categorizzare concettualmente l’informazione. Pare che Trump segua solo Fox News, perché è il canale conservatore che la pensa come lui, non sembra interessato ad ascoltare altre campane. Sono convinto invece che Obama, per esempio, ascoltasse anche Fox News. In seguito, Trump si è addormentato twittando qualcosa, per cui l’ultima parola era un guazzabuglio di lettere; certi colpi di sonno improvvisi sono tratti senili.

L’ultima perla (l’ultima mentre scrivo) è il twitter mandato al sindaco di Londra Sadiq Khan dopo l’ultimo attentato in Inghilterra. Mentre ancora la zona attorno al London Bridge era chiazzata di sangue, Trump ha deriso il sindaco perché aveva detto ai londinesi che non c’era alcuna ragione di essere allarmati… Ma Khan aveva detto solo che i londinesi non devono allarmarsi se vedono aumentare la presenza della polizia armata in città. Si dirà: non è demente l’uomo Trump, è demente la sua ideologia, anche se in milioni la condividono (ad esempio, il 40% degli americani approva la sua uscita dagli accordi di Parigi sul clima). Ma anche chi segue una ideologia demente, se ha posizioni di grande responsabilità si rende conto che non può applicarla as such. Il voler perseguire a ogni costo il proprio progetto può generare disastri. Trump ricorda il generale Buttiglione, eroe radiofonico di un tempo: “uno come me non si arrende mai, nemmeno di fronte all’evidenza”. Ammettiamo che l’involuzione senile di Trump si accentui: che cosa farà il suo staff? Questo è un problema che si pone a qualsiasi team presidenziale o regale: cosa fare se la Guida suprema dà fuori di matto o rimbambisce? Qualcosa del genere accadde con Ronald Reagan: i segni dell’Alzheimer – che fu reso pubblico solo nel 1994, cinque anni dopo la fine del secondo mandato – erano palesi quando lui era ancora presidente. Lo ha confermato il figlio Ron. Ricordo che negli ultimi tempi le apparizioni pubbliche di Reagan erano rade e veloci. Il suo “cerchio magico” riuscì a otturare le falle. Il caso più celebre è quello di Giorgio III d’Inghilterra, re dal 1760 fino alla sua morte nel 1820. Da vecchio re Giorgio divenne pazzo, alcuni pensano per una malattia del sangue detta porfiria, altri pensano che fosse maniaco-depressivo, comunque finì completamente demente. La corte corse ai ripari nominando reggente nel 1811 suo figlio, il principe di Galles.

Il punto è che il presidente americano ha il controllo delle armi atomiche. Se Trump, dopo aver visto una trasmissione Fox, decidesse di buttare una bomba atomica su Pyongyang o su Teheran, chi glielo impedirebbe? Stanley Kubrik immaginò uno scenario simile nel film Dr. Stangelove del 1964: un generale americano diventa psicotico e dà ordine agli aerei US di bombardare atomicamente l’Unione Sovietica. Il presidente americano e tutto il suo staff non riescono a evitare la catastrofe nucleare. Altri si chiedono se Trump possa essere diagnosticato come narcisista. Il concetto di narcisismo, elaborato da Freud ma oggi di uso comune, è uno dei concetti psicoanalitici più complessi, disorientanti e ambigui. Dire che qualcuno è narcisista è dire tutto e dire niente. Molti credono che il narcisismo sia una patologia, ma per Freud il narcisismo è una componente essenziale alla base di ciò che chiamiamo auto-stima, amor proprio, apprezzamento delle proprie qualità e quindi senso di sicurezza in se stessi, ecc. Diciamo che in Trump c’è troppo di tutto ciò che ci fa normali: troppa auto-stima, troppa ammirazione per le proprie capacità, troppo amor proprio, troppa sicurezza in se stesso, ecc.

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/trump-e-il-narcisismo

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