Lingiardi: “Non sogniamo pecore elettriche ma smartphone”

di Vittorio Lingiardi, repubblica.it, 19 agosto 2017

In una delle sue foto più famose, Hitchcock indica la rotella di un grande telefono, quella che da almeno vent’anni il nostro indice non fa più girare. Il messaggio è “Dial M for Murder” e infatti il telefono è quello de “Il delitto perfetto”. Qualche anno prima, “Sorry, Wrong Number”, Litvak faceva correre il terrore sul filo. Se l’incubo telefonico di un tempo era l’assassinio, quello di oggi è il tradimento. Sono i cellulari le pistole fumanti dell’infe-deltà: un sms che arriva nel momento sbagliato, un’occhiata di troppo all’iPhone del partner. Il telefono fisso ha un cavo che unisce, allaccia, strangola e ci costringe sul posto. Il telefono mobile è leggero, lo portiamo in giro ma possiamo perderlo. Nomofobia (no-mobile- phobia) è un neologismo che indica l’ansia e l’astinenza da cellulare. Del resto ogni legame oggettuale, animato o inanimato, esprime bisogni e conflitti in cerca di soluzione. Il telefono è un oggetto psichico: porta la voce, collega e controlla. Sempre più umanizzato e smart, quindi dotato di “funzioni mentali”, è anche un oggetto onirico. Il sogno lavora con quello che trova

Segue qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/08/19/non-sogniamo-pecore-elettriche-ma-smartphone41.html?ref=search

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