Francesco e la psicoanalisi

Dallo psicoanalista, così Bergoglio boccia i papi di Moretti e Sorrentino

Nel libro-intervista di Dominique Wolton, “Politique et société”, papa Francesco racconta di essere andato in analisi da una psicoanalista ebrea

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 3 settembre 2017

Non ci sono dubbi, o almeno i commentatori di tutt’Europa non ne hanno avuti: la notizia principale circa le anticipazioni di Le Figaro Magazine sulla prossima uscita in Francia del libro intervista a Papa Francesco, Politique et société, di Dominique Wolton, riguarda la “confessione” di essere andato in analisi da una psicoanalista ebrea. “Ad un certo momento — racconta con disarmante semplicità il Papa al suo interlocutore — ho sentito il bisogno di consultare un analista. Una psicoanalista ebrea. Durante sei mesi sono andato nel suo studio una volta la settimana per schiarirmi alcune cose. È stata una professionista valida, molto professionale come medico e come psicanalista, sempre rimasta al suo posto”. C’è n’è abbastanza per ricapitolare, se non addirittura per stravolgere, l’ermeneutica del complicato rapporto tra Chiesa, fede e psicoanalisi. Una ricapitolazione che ormai è un dato di fatto e trova un inizio incontrovertibile proprio nella semplicità della confidenza del Papa. È l’apertura di un campo di lavoro dove è auspicabile non manchino “operai”. Ma oggi a tenere il campo è ancora la sorpresa. Quasi uno shock, una doccia fredda, messa in secondo piano solo dalla tentazione di guardare dal buco della serratura, o meglio dalla tentazione di origliare, perché in una seduta di psicoanalisi c’è ben poco da vedere. Le ipotesi formulate dai commentatori, ad uso e consumo dei curiosi, hanno già fatto il giro del mondo e sono presto dette. Di cosa mai si sarà trattato? Un disturbo nevrotico, una manifestazione ansiosa, una leggera depressione? O dei riverberi di un conflitto, magari con i superiori del suo ordine? Una crisi vocazionale? O qualcosa che riguardi la sessualità? Non è questo lo specifico della psicoanalisi? O ancora i rapporti con le donne importanti della sua vita, di cui il Papa parla nel libro con ammirazione e con dovizia di particolari? Sarà solo un caso se ha scelto di consultare una donna?

Segue qui:

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2017/9/3/PAPA-Dallo-psicoanalista-cosi-Bergoglio-boccia-i-papi-di-Moretti-e-Sorrentino/780827/

Una sfida papale per la psicoanalisi

di Giuliano Castigliego, giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com, 3 settembre 2017

La rivelazione di Papa Francesco di essersi rivolto molti anni fa, in un periodo di crisi, ad una psicanalista per una (breve) terapia ha suscitato numerosi commenti favorevoli che sottolineavano il carattere radicalmente innovativo di tale gesto per una Chiesa tradizionalmente ostile alla psicoanalisi. Mi pare che la “rivelazione” di Bergoglio possa essere anche l’occasione per una riflessione sul futuro della psicoanalisi, sulla cui scientificità aleggiano ancora profondi dubbi. Non solo da parte del fantomatico uomo della strada o del presunto irriflessivo utente di internet in preda ai più primitivi istinti (delle freudiane libido e/o destrudo). Ma anche da parte di persone che della cultura e della riflessione intellettuale hanno fatto la loro professione. È di non molto giorni fa 14.08.17, 22:02 il Tweet di Gianni Riotta (@riotta)

Che la psicoanalisi non fosse una scienza si sapeva, ma una nuova biografia ci racconta di un Freud bugiardo e misogino a palla twitter.com/nytimesbooks/s…

Gianluca Nicoletti si è spinto ancora più in là affermando nella sua trasmissione melog del 25 luglio 2017 che la psicoterapia non ha basi scientifiche e ha tacciato di ciarlataneria chi la esercita. Per non dire delle invettive di Corbellini contro la psicoanalisi da lui messa alla stregua delle medicine alternative. Non sono che pochi esempi di un atteggiamento assai diffuso, spesso superficialmente mascherato da pensiero critico ma in realtà convinzione indelebilmente radicata negli animi di molti, per i quali l’unica terapia psichiatrica degna di questo nome sarebbe quella a base di farmaci. Naturalmente al bar dell’angolo o a quello Social ognuno può pensarla come vuole ma un confronto “serio e pacato”, magari anche britannicamente ironico con qualche modesta pretesa di scientificità potrebbe essere utile anche per la psicoanalisi e più in generale la psicoterapia – di cui Freud con la sua talking cure è stato il moderno inventore -, non solo per i vaccini.

Segue qui:

http://giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com/2017/09/03/una-sfida-papale-per-la-psicoanalisi/?refresh_ce=1

 

Papa Francesco: “La donna comunista che mi ha insegnato la politica”

di Renato Farina, liberoquotidiano.it, 3 settembre 2017

Stavolta non è la solita intervista. D’altra parte questo Papa ci ha abituato a non fornire prediche convenzionali. Uno studioso che si definisce «agnostico» l’ha sottoposto a dodici sedute di colloquio senza rete di due ore ciascuna. Il titolo è piatto come lo sono le vere rivelazioni esplosive: “Politique et societé” (in uscita in Francia il 6 settembre, ed. Observatuer, pp. 441, € 21). In realtà, politica e società sono le cose che interessano meno, deviano la questione. Leggendo le ampie anticipazioni di “Le Figaro magazine”, la forza di queste pagine sconvolge. Essa consiste nella loro normalità. Non è l’idea della politica, a dire il vero abbastanza comunista, a colpire: erano cose note. La potenza e l’interesse stanno nel tessuto intimo di una persona che, piaccia o no, ha un peso enorme nella vita di tutti, credenti o miscredenti. Il Papa gioca a carte scoperte, accetta di esporre senza timore la filigrana di un’anima e di un cervello, che risultano appartenere al vicario di Cristo in terra.

Dominique Wolton non ha abbellito e ricucito. Ha trascritto anche i balbettii, i silenzi, nessun ritocco. Il sociologo e filosofo politico, che ha alle spalle poderosi libri-intervista con il cardinal Lustiger, ma anche con Raymond Aron, ha così consentito a Francesco di togliersi l’abito di scena, in questo caso bianco. Sotto la talare e la calotta (il Papa la chiama così) è uno come noi. Ha fatto però un certo incontro, in terra, eppure trascendente, nella sua vita. Dopo di che Dio – sostiene lo stesso Jorge Mario Bergoglio – l’ha scelto per un lavoraccio, e l’ha piazzato in Vaticano, che lui chiama «una gabbia» dentro cui però si sente libero. Qui trascureremo gli aspetti dottrinari e teologici. Siamo sicuri peraltro che le parole del Pontefice soffieranno venti per una tempesta ecclesiastica e cardinalizia rispetto alla quale l’uragano del Texas è un’acquerugiola. Non solo nei territori cosiddetti “tradizionalisti”, pur se si capisce che il Papa li detesta, assimilandone gli abitatori ai farisei, a «gente malata» come i «poliziotti torturatori». Questo – se premettete – era piuttosto scontato. Scontenterà però anche certi oltranzismi progressisti in tema di gender e nozze omosessuali. Di certo fa parte della sua natura. Sfida sempre tutti. Anche se stesso. Forse persino Dio, come Giacobbe sulle rive del Tigri (o dell’Eufrate, non ricordo). Dice: «Ho fede, ho certezza in Gesù Cristo. Nulla esiste che mi spaventi. Ho paura soltanto della rigidità» dice a un certo punto a Wolton. Si capisce una cosa, e stupisce sempre, quando chi parla è un prete, figuriamoci se è il Papa. Francesco, pur non essendosi sposato, cosa del resto abbastanza nota, né, al momento, avendo intenzione di farlo, ha al centro della sua vita e delle sue relazioni le donne. Fa una dichiarazione solenne: «Ringrazio Dio di aver conosciuto delle vere donne». Esse lo hanno reso quello che è. Non le donne angelicate, tipo dolce stil novo, o versione immaginette in cui le si vede volare con le mani giunte. Le donne che devono fare i conti con lo stipendio. Con l’aver amato, sofferto tanto. Sua madre, le sue due nonne. Contano per lui sempre. Anche le donne che hanno abortito, e che non se lo perdonano, ma lui le perdona.

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http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13227810/papa-francesco-donna-comunista-mi-ha-insegnato-politica.html

 

La chiesa e la cura del vivere

Per i gesuiti l’analisi è un valido strumento di cura psichica e non esiste alcuna incompatibilità con la fede. Eppure la rivelazione di Bergoglio va ben oltre, afferma un principio di laicità e riconosce l’autonomia dei dubbi, del dolore, delle incertezze

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.it, 3 settembre 2017

Papa Francesco all’età di 42 anni si è fatto aiutare per un breve periodo da una psicoanalista ebrea. La rivelazione è contenuta in un libro di prossima pubblicazione in Francia (Politique et société edizioni L’Observatoire): la trascrizione di dodici dialoghi con il sociologo Dominique Wolton. Il fatto non è di per sé sorprendente. Bisogna considerare prima di tutto che papa Francesco è gesuita. Per i gesuiti la psicoanalisi è un valido strumento di cura psichica e il ricorso personale ad essa può essere finanziato dal loro ordine. Parecchi degli analisti sono credenti come anche la maggior parte dei loro analizzandi. Tra la psicoanalisi e la fede non esiste alcuna incompatibilità: i conflitti psichici si distribuiscono equamente tra credenti e non credenti. Nondimeno la confessione pubblica del papa ha una sua innegabile particolarità. Proveniente dalla massima autorità della chiesa cattolica va ben oltre ciò che un fedele o un sacerdote fanno nella loro privata. Afferma un principio di laicità che non consiste solo nel dare a Cesare ciò che è di Cesare (un riconoscimento dell’ordinamento politico terreno che legittimò la trasformazione della chiesa in un’organizzazione di potere secolare). Riconosce anche l’autonomia dei dubbi, del dolore, delle incertezze che fanno parte della nostra esistenza (e la cui elaborazione determina la sua qualità, dalla fede nei valori eterni di una vita oltre la morte). La fede non può garantire da sola una vita decente, la terra può guardare il cielo per trovare in esso una visuale superiore delle cose di questo mondo, ma questa visuale non decide il modo di vivere e di gestire i propri desideri e sentimenti.

Segue qui:

https://ilmanifesto.it/la-chiesa-e-la-cura-del-vivere

Il racconto del Papa, la possibile armonia. Fede e psicoanalisi: quei vecchi stupori

di Gianni Gennari, avvenire.it, 3 settembre 2017

«La confessione di Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato» (“Secolo XIX”, 1 settembre, pagina 6). Novità venerdì tra meraviglia e scandali anche su “Stampa”, “Messaggero” e “Mattino”, e ieri altre pagine di vera sorpresa. Resto colpito da una riflessione – firma stimata – cui “La Stampa” dà un titolo molto forte: «Se il religioso va alla guerra contro se stesso». «Guerra»? Dunque c’è ancora guerra tra fede cristiana e psicoanalisi? A lungo, è vero, si è pensato a psicoanalisi e fede cristiana come incompatibili nella rispettiva identità. Ma oggi dovrebbe essere ormai noto che già ai tempi di Pio XII, ben prima del Vaticano II, ci furono le prime accoglienze della psicoanalisi all’interno del mondo cattolico anche in documenti autorevoli. Una volta messa da parte la pretesa di spiegare tutto e sempre con il rimando alla sessualità, garantito il rispetto del paziente e della riservatezza professionale, si aprì la via allo studio e alla prassi di psicologia e psicoanalisi in armonia molteplice, dichiarata e dimostrata, con la fede cristiana e cattolica. Numerosi i grandi pensatori, anche cattolici, che hanno arricchito questo versante conciliatorio, a volte problematico, ma effettivamente percorso e praticato pure in sedi accademiche. Mi basterà ricordare il Pontificio Ateneo Salesiano, a Roma, e noti gesuiti come padre Ballester e altri diversissimi contributi, non sempre e non solo di psicoanalisi, ma vastamente riconducibili anche a questa. Potrei ricordare per esempio Viktor Frankl, Erich Fromm, da noi Eugenio Borgna e la notissima Françoise Dolto autrice di libri molto diffusi e apprezzati anche in ambienti teologici e spirituali, tra cui il celebre “Psicanalisi secondo il Vangelo”.

Segue qui:

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/papa-fede-e-psicoanalisi-quei-vecchi-stupori

La Chiesa che perde l’esclusiva del conforto e la psicanalisi di Bergoglio

La rivelazione di papa Francesco: a 42 anni si rivolse a una terapeuta per sei mesi: «Ero in difficoltà, la psicoanalisi mi ha aiutato»

di Pierluigi Battista, corriere.it, 2 settembre 2017

Dunque viene confermata un’altra intuizione di Nanni Moretti suggerita in «Habemus Papam». La prima era la profezia delle dimissioni di Papa Ratzinger, rappresentata con qualche anno di anticipo dal cardinale interpretato nel film da Michel Piccoli, piegato e tormentato da una responsabilità per lui insopportabile, talmente insopportabile da indurlo a una clamorosa, e dolorosa, rinuncia. La seconda intuizione trova riscontro nella rivelazione dello stesso Papa Francesco in un libro di prossima pubblicazione in Francia di aver cercato sostegno e cura tutte le settimane per sei mesi con una psicanalista ebrea. Aveva 42 anni, il Bergoglio non ancora Papa in terapia analitica. Ma è difficile non pensare al Pontefice appena eletto da un Conclave ispirato dallo Spirito Santo che nel film di Moretti, in fuga dal Vaticano e travolto dall’angoscia, si rivolge in incognito alla psicanalista Margherita Buy per arginare le sofferenze di un implacabile «deficit di accudimento». E il cinema e la letteratura, del resto, dicono con forme espressive di grande efficacia immaginativa ciò che riesce difficile ammettere nella vita ordinaria, e non solo nell’immenso gregge dei credenti: e cioè che i sacerdoti, e lo stesso Papa, sono anche loro creature umane tormentate dalle debolezze, dal senso di inadeguatezza che perseguita il cardinale che non se la sente di salire al Soglio pontificio di «Habemus Papam» scritto da Moretti insieme a Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, dal dolore di una perdita, di un abbandono, di una atroce vergogna del disamore che tortura The Young Pope interpretato da Jude Law nella serie di Paolo Sorrentino.

Segue qui:

http://www.corriere.it/cronache/17_settembre_02/chiesa-che-perde-l-esclusiva-conforto-psicanalisi-bergoglio-99013e26-8f4c-11e7-b732-dcafc24bf9d5.shtml

Umiltà e schiettezza ma Freud resta un tabù

di Rino Cammilleri, ilgiornale.it, 2 settembre 2017

E ora quest’altra. Bergoglio ci ha abituati alle sorprese, adesso ecco questa: è stato in cura psichiatrica. Quando aveva quarantadue anni ed era provinciale dei gesuiti argentini già da sei. Lo racconta la brava Franca Giansoldati nel dar conto dell’ennesimo libro-intervista rilasciato dal papa al francese Dominique Wolton. Ecco la frase: «A un certo momento ho sentito il bisogno di consultare un analista. Una psicanalista ebrea. Durante sei mesi sono andato nel suo studio una volta alla settimana per schiarirmi alcune cose». Segue l’elogio: «È stata una professionista valida, molto professionale come medico e come psicanalista, sempre rimasta al suo posto». Gli esegeti potranno sbizzarrirsi sull’ultimo passaggio e chiedersi che significa. I giornalisti curiosi potranno sempre aspettare il prossimo viaggio papale in aereo e chiedere delucidazioni. Anche se Bergoglio sembra scivolare, qui, nella contraddizione: «Quando salgo sull’aereo e mi trovo davanti ai giornalisti ho l’impressione di scendere nella fossa dei leoni, e là inizio a pregare». Strano, perché ha sempre dato l’impressione di divertirsi, quasi non vedesse l’ora di quel momento. Invece: «Avverto molta pressione e ci sono stati anche degli scivoloni». Oh, be’, meno male che se ne è accorto. Ma il fatto che, giunto nel mezzo del cammin di sua vita, il futuro papa abbia sentito l’esigenza di andare in analisi farà molto scrivere e discutere: i suoi fans plaudiranno alla sua umiltà e schiettezza, gli antipatizzanti penseranno «lo immaginavo».

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/umilt-e-schiettezza-freud-resta-tab-1436576.html

Aveva bisogno di aiuto. La confessione non basta

Francesco ha fatto bene: saprà capire meglio chi si rivolgerà a lui. Un esempio per il clero

di Giordano Bruno Guerri, ilgiornale.it, 2 settembre 2017

Bravo il Papa, per avere confessato di essere andato da un’analista e soprattutto per esserci andato. Il clero, anche quello più minuto (ma forse non quello più opaco) ha smesso da tempo di credere che la confessione potesse sostituire i consigli di un professionista. Molti fedeli c’erano già arrivati da tempo. La confessione potrà essere un alleggerimento dei problemi di coscienza, ma non la loro soluzione. E Dio diciamocelo non ti risponde mai. Neanche al Papa. Ecco dunque un giovane alto prelato argentino che a 42 anni prende l’impegno di andare a parlare con una professionista una volta alla settimana, lettino o no che fosse. Sarà stato depresso? Sarà stato ansioso? Sarà stato insicuro? O bipolare (va tanto di moda). Non importa: Francesco aveva bisogno di aiuto, e se l’è cercato, sicuro con ciò di poter aiutare meglio quelli che avevano bisogno di lui.

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/aveva-bisogno-aiuto-confessione-non-basta-1436577.html

Papa, “Consultai psicanalista ebrea”. L’esperto: “Nessuna contrapposizione con la fede”

Mai un vescovo di Roma aveva dichiarato di aver fatto ricorso alla scienza e alla competenza di un discepolo di Sigmund Freud

di Giovanni Panettiere, quotidiano.net, 2 settembre 2017

È un papa Francesco che sa ancora stupire quello che, in un libro di conversazioni con il sociologo francese Dominique Wolton, confida di aver “consultato una psicoanalista ebrea”, per sei mesi, una volta alla settimana, quando aveva 42 anni e stava vivendo la fase di passaggio da provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina a rettore del Collegio Máximo in cui si formano i futuri gesuiti del Paese. Mai un vescovo di Roma aveva dichiarato di aver fatto ricorso alla scienza e alla competenza di un discepolo di Sigmund Freud. Certamente non gli immediati predecessori di Francesco, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma nemmeno Giovanni XXIII, il Pontefice a cui l’ex arcivescovo di Buenos Aires viene spesso accostato. Il Papa Buono che con la psicoanalisi è stato tutt’altro che tenero al punto che nel 1961, attraverso il Sant’Uffizio, vietò al clero di praticare l’analisi e ai seminaristi di sottoporvisi. Ci sarebbe voluta l’enciclica ‘Sacerdotalis caelibatus’, firmata da Paolo VI nel 1967, per permettere ai sacerdoti in difficoltà di ricorrere “all’assistenza e all’aiuto di un medico o di uno psicologo competenti”. “Quest’ultime affermazioni di papa Francesco – è il commento del dottor Stefano Bolognini, presidente dell’International psychoanalytical association, primo italiano al vertice dell’organizzazione fondata dallo stesso Freud all’inizio del ‘900 – dimostrano una volta di più che non esiste alcuna contrapposizione tra religione e psicoanalisi. Quest’ultima non ha mai avuto, né vuole avere una funzione morale”.

Chissà, dottore, forse un Papa italiano avrebbe evitato una confidenza così intima come quella fatta da Francesco.

“Questo è vero, date le differenze culturali fra l’Argentina e l’Italia. Nel caso di Bergoglio bisogna considerare come in America Latina, e in particolare modo proprio in Argentina, la psicoanalisi sia molto diffusa a tutti i livelli sociali. Solo un anno fa, mentre mi trovavo a Buenos Aires, sono rimasto molto colpito dalla copertina della più importante rivista locale che riportava in bella evidenza la foto di uno psicoanalista piuttosto noto. Titolo sottostante: ‘Quest’uomo sa tutto del presidente’. Si trattava infatti dell’analista che da 22 anni ha in terapia il capo dello Stato argentino, Mauricio Macri, che evidentemente non si mette troppi scrupoli nel far sapere ai suoi connazionali di essere in analisi dopo essere rimasto traumatizzato da un rapimento che ha subito in passato. In Sud America quindi c’è una certa facilità, del tutto inusuale in Italia, nel dichiarare la propria riconoscenza, alle volte il proprio debito, nei confronti della psicoanalisi”.

Segue qui:

http://www.quotidiano.net/cronaca/papa-francesco-psicanalisi-1.3370682

Bergoglio dall’analista? Nulla di strano. Parola dello psicanalista Claudio Risé

di Andrea Mainardi, formiche.net, 2 settembre 2017

“Saranno fatti suoi” è l’inevitabile, asciutta reazione di Claudio Risé alla richiesta di un commento alla notizia che padre Jorge Mario Bergoglio, quando aveva 42 anni, per sei mesi, una volta a settimana, ha frequentato una psicoanalista ebrea. Consultazioni, rivela Francesco, che lo hanno molto aiutato. L’allora provinciale dei gesuiti di Argentina diventato successore di Pietro, nell’intervista contenuta nel libro con il sociologo francese Dominique WoltonPolitique et société, in uscita il 6 settembre, non riferisce di un percorso di analisi in senso stretto, limitandosi a definire quegli incontri delle “consultazioni”. Sia come sia: l’impressione di trovarsi di fronte a una confessione rivoluzionaria da parte di un romano pontefice è diffusa. Non per il professor Risé, psicanalista di fama internazionale: “Mi risulta che siano molti i rappresentanti della Chiesa, anche ad alto livello, che hanno avuto un’esperienza psicoanalitica”. Dove interesse culturale e spirituale si intrecciano, inevitabilmente, in una relazione che indaga il profondo attraverso volti e figure concrete. Avverte: “Il rapporto del cristianesimo con la psicoanalisi, in ambito cattolico e protestante, è una storia ancora tutta da scrivere. Una storia che ha attraversato il Novecento”. Meno conflittuale di quanto offra la narrazione più diffusa. E magari ci voleva il Papa “preso dalla fine del mondo” a riconciliare definitivamente una vicenda, quella psicoanalitica, che ha avuto aperture da Pio XII in avanti. Passando per precisazioni e grandi attenzioni da parte degli scritti magisteriali. Non serve scomodare i piani alti della Chiesa mater et magistra. Lo stesso Risé ricorda i suoi contatti con il barnabita Antonio Gentili, gli incontri e i seminari in case di spiritualità cattolica dove l’approccio psicologico ai mali dell’uomo viene guardato con attenzione. E non da oggi. Di formazione e orientamento junghiano, Risé non dimentica come lo stesso Carl Gustav Jung, intorno agli anni Quaranta, evidenziasse la differenza tra la cura dell’anima e la psicologia. Che è il discrimine essenziale per la Chiesa, preoccupata che il terapeuta non invada campi che non gli sono propri. Jung ne era consapevole: la guarigione, amava indicare, è possibile solo Deo concedente. Poi ognuno faccia il suo mestiere.

http://formiche.net/blog/2017/09/02/bergoglio-dallanalista-nulla-di-strano-parla-claudio-rise/

Papa Francesco confessa: «Andavo dall’analista»

di Franca Giansoldati, ilmessaggero.it, 1 settembre 2017

Si sente imprigionato nella gabbia di Santa Marta (parole sue) eppure Papa Bergoglio dimostra di possedere anche una grande, grandissima libertà interiore. Al punto da confessare apertamente, pubblicamente, di essersi sottoposto per un certo periodo della sua vita ad una terapia psicoanalitica. All’epoca aveva 42 anni, aveva assunto l’incarico di dirigere la Compagnia di Gesù in Argentina sei anni prima. Il clima in quel periodo era pesantissimo per via del regime militare. «Ad un certo momento ho sentito il bisogno di consultare un analista. Una psicanalista ebrea. Durante sei mesi sono andato nel suo studio una volta la settimana per schiarirmi alcune cose. E’ stata una professionista valida, molto professionale come medico e come psicanalista, sempre rimasta al suo posto».

FREUD
La confessione – piuttosto insolita per un Papa – appare tra i dialoghi di un libro-intervista di prossima uscita realizzato da un noto politologo francese, Dominique Wolton, autore di diversi saggi sulla comunicazione. Il professor Wolton negli ultimi due anni è volato a Roma ben 12 volte in compagnia di un sacerdote che gli ha fatto da interprete, visto che Bergoglio non parla francese. Bergoglio che di Wolton aveva apprezzato una vecchia opera dedicata al cardinale Lustiger si è lasciato scandagliare, approfondendo ogni aspetto della sua visione del mondo, della politica, dell’Islam, tratteggiando i suoi orizzonti, i progetti più urgenti e, naturalmente, affrontando i nodi relativi al suo passato. Una conversazione senza precedenti, ricca di spunti, mai banale anticipata quasi integralmente da Le Figaro. Del periodo relativo all’analisi è difficile capire – perché Bergoglio non lo spiega – quali fossero i suoi problemi, se legati a nevrosi, o ad uno stato di ansia oppure ad una lieve depressione passeggera. Impossibile sapere se le sedute avvenissero sul classico lettino. Bergoglio aggiunge solo che da questa terapia ha tratto grande beneficio. «E poi un giorno, quando questa psicanalista fu sul punto di morire, mi mandò a chiamare. Naturalmente non per avere dei sacramenti, poiché era di fede ebraica, ma per un dialogo spirituale. Una persona molto buona. In quei sei mesi mi ha davvero aiutato. All’epoca avevo già 42 anni». In questo passaggio della conversazione viene definitivamente sdoganata la psicanalisi, il cui rapporto con la Chiesa non è sempre stato dei migliori, forse perché la disciplina analitica aveva finito per soppiantare secoli di riflessione cattolica sulla psiche. Solo nel 1961 l’ex Sant’Uffizio vietava ai preti di ricorrere all’analisi. Poi naturalmente le cose sono cambiate e Freud è finito per essere citato anche nei documenti pontifici (Wojtyla, per esempio, lo fece ad una udienza generale). Chissà se è grazie a questa esperienza che Papa Bergoglio fa spesso riferimento all’analisi. Un po’ di tempo fa, per esempio, disse che i giovani pessimisti li vorrebbe tutti mandare dallo psichiatra e ad una bambina che gli chiedeva, all’inizio del pontificato, perché non fosse andato a vivere nel Palazzo Apostolico, lui rispose che lo faceva «per ragioni psichiatriche», per restare sereno e lineare con il suo solito stile di vita piuttosto semplice. Wolton ha lavorato parecchio alle conversazioni con il Pontefice per renderle più rispondenti ed efficaci possibili.

Segue qui:

http://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/papa_francesco_analista-3211926.html

Psicologia: teologo, no contraddizione tra fede e psicanalisi non ideologica

di Adnkronos, 1 settembre 2017

 “No, nessuna sorpresa per il fatto che il Papa abbia riferito di essere andato molti anni fa per un breve periodo in analisi”. Lo assicura all’AdnKronos monsignor Bruno Forte, teologo e fra i più ascoltati consiglieri del Pontefice, dopo le rivelazioni contenute in un libro-intervista con Jorge Mario Bergoglio, di prossima uscita, anticipate dal quotidiano francese ‘Le Figaro’.
“Anzitutto – spiega l’arcivescovo di Chieti – perché conosco bene Papa Francesco e so come sia un uomo libero e trasparente, anche nel parlare della sua vita”. Ma soprattutto perché “il rapporto tra psicanalisi e religione si è andato chiarito sempre più negli ultimi decenni. In modo particolare – precisa il teologo – è risultato evidente che tutto dipende dalla concezione dell’uomo che propone la psicanalisi. Se dietro la psicanalisi c’è un’idea di uomo chiuso in se stesso, il cui unico orizzonte è quello storico, terreno e mortale, è chiaro che è difficile per non dire impossibile aprire un dialogo con la fede, come in effetti è avvenuto con Freud”. Invece, “se la psicanalisi è aperta alla trascendenza, come nel caso di Jung, allora diventa uno strumento importante per aiutare anche chi percorre un cammino di fede: pure un credente può attraversare momenti in cui sente il bisogno di un sostegno anche in campo psicologico e psicanalitico”.
Per il teologo, “una psicanalisi che non sia ideologica e che non chiuda pregiudizialmente alla fede, ma che sia rispettosa della dimensione religiosa dell’individuo, può essere di aiuto anche ai credenti. In tal senso, nessuna contraddizione”.
Ma, avverte monsignor Forte, “non si confonda la psicanalisi con il sacramento della confessione, che è un dialogo con Dio, è aprire il proprio cuore al Signore attraverso la mediazione di un sacerdote, per ricevere il perdono e la grazia di Dio tramite la riconciliazione. Teniamo ben distinte l’esperienza della confessione dalle sedute di psicanalisi”.

http://www.arezzoweb.it/2017/psicologia-teologo-no-contraddizione-tra-fede-e-psicanalisi-non-ideologica-399775.html

Dopo l’outing di Bergoglio. La fede vista dallo psicoanalista

di Maurizio Montanari, articolo1mdp.it, 1 settembre 2017

Apprendiamo dalla stampa che Papa Bergoglio è andato in passato dall’analista, traendone beneficio. Sappiamo che in Argentina la consultazione con analista è pratica assai diffusa e radicata nel costume sociale. Chiunque pratichi la psicoanalisi, non può che sentirsi rinfrancato da questa dichiarazione. E’ infatti alquanto positivo constatare come fede e psicoanalisi possano non confliggere, ma allearsi per la risoluzione delle problematiche del soggetto. Qual è il peso della fede nel percorso di vita dei pazienti che vanno da un analista? Mi è capitato più volte di incontrare Dio nel mio studio. Il Dio riportato nelle parole, nei sogni, nelle imprecazioni degli analizzanti sul lettino. Molti avevano più di un motivo per invocarlo, ringraziarlo oppure maledirlo. Chi per la nascita di un bambino con gravi problematiche fisiche, chi per il lavoro perso, chi invece per un matrimonio spezzato. Altri per la salute andata in fumo, di colpo, dopo una diagnosi infausta. Altri invece attribuivano all’onnipotente il felice incontro con l’anima gemella, o la riuscita di una delicata operazione. Ho sentito narrare di un Dio che si manifesta per la sua immanenza e ineluttabilità, o per la sua radicale assenza. E’ questo ha che influito nelle vite di alcune persone affette da nevrosi o, in qualche caso, dichiaratamene psicotiche.

Segue qui:

https://articolo1mdp.it/3493-2/

Il Papa è andato in analisi… e non c’è nulla di strano

Papa Francesco ha raccontato in un’intervista concessa a un sociologo francese che quando aveva 42 anni ha avuto bisogno dell’aiuto di una psicoanalista. Non c’è contrasto con il suo ruolo di sacerdote ci spiega don Simone Bruno, prete e psicologo, poiché tra fede e scienze psicologiche il confine è molto chiaro

di Orsola Vetri, famigliacristiana.it, 1 settembre 2017

Il papa che va in analisi.. potrebbe sembrare un tema degno di un film di Moretti. Eppure Papa Francesco lo ha raccontato in un libro in uscita in Francia (Politique et société, ed. L’Observatoire),  contenente la trascrizione di dodici dialoghi con il sociologo Dominique Wolton. In una delle interviste Bergoglio, parlando delle donne e di quanto nella sua vita lo abbiano aiutato,  racconta anche che quando aveva 42 anni per circa sei mesi ha incontrato una psicoanalista.  Tra il 1978 e il 1979 ha avuto bisogno di lei e ne ha ricevuto beneficio.  «Ho consultato una psicanalista ebrea Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei era medico e psicanalista, ed è sempre rimasta al suo posto. Poi un giorno, quando stava per morire, mi chiamò. Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale. Era una persona molto buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni». Queste le parole del Papa riportate nel libro di Wolton. Parole che aprono una riflessione sul rapporto tra psicoanalisi e fede, sotto certi aspetti un rapporto difficile e secondo alcuni considerato inconciliabile.

«Penso che l’episodio raccontato dal papa sia emblematico per capire il rapporto che esiste tra psicologia e psicoanalisi da un lato e fede e dimensione religiosa dall’altro. Il Papa, infatti, è andato dalla psicoanalista per chiarire alcuni suoi atteggiamenti poco chiari e la psicoanalista l’ha aiutato. Ma, in punto di morte, la psicoanalista si è rivolta a lui proprio per manifestargli dei dubbi legati alla fede o comunque alla dimensione dello spirito» è la lettura di questo episodio che ci offre don Simone Bruno, sacerdote e psicologo nonché Direttore editoriale del gruppo San Paolo. «Questo episodio di richiamo reciproco aiuta a chiarire i rapporti e le posizioni tra le due dimensioni», continua «che a mio modo di vedere non sono assolutamente in conflitto tra loro. Innanzitutto perché se una persona avverte il desiderio di approfondire la parola di Dio o il significato della sua fede e della sua esperienza religiosa ha la possibilità di rivolgersi a un padre spirituale che può aiutare a fare luce sul dubbio che attraversa la sua anima. Ma è anche vero che se, invece, nota in sé certi atteggiamenti di disagio psicologico o ha delle preoccupazioni e delle ansie è importante che si rivolga a uno specialista del settore che può aiutarlo a fare luce su quello che gli sta succedendo in quel momento».

Segue qui:

http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-ando-in-analisi-e-non-c-e-nulla-di-strano/405199.aspx

La confessione di Papa Francesco: “La psicanalisi mi ha aiutato”

In un libro gli incontri di anni fa del futuro Pontefice con un’analista ebrea

di Leonardo Martinelli, Andrea Tornielli, lastampa.it, 1 settembre 2017

Padre Jorge Mario Bergoglio, all’età di 42 anni, per sei mesi ogni settimana ha incontrato una psicanalista. È lui stesso a rivelarlo in un libro di prossima pubblicazione in Francia, che contiene la trascrizione di dodici dialoghi con il sociologo Dominique Wolton (titolo: «Politique et société», edizioni L’Observatoire).  Durante una delle interviste, il Papa ha parlato del ruolo avuto da alcune donne nella sua esistenza. «Quelle che ho conosciuto mi hanno aiutato molto quando ho avuto bisogno di consultarmi». Poi si passa alla psicanalista. «Ho consultato una psicanalista ebrea – racconta Bergoglio al suo interlocutore -. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei è sempre rimasta al suo posto. Poi un giorno, quando stava per morire, mi chiamò. Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale. Era una persona buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni». L’esperienza raccontata da Francesco si colloca dunque tra il 1978 e 1979, gli anni della dittatura, quando aveva concluso la non facile esperienza di provinciale dei gesuiti d’Argentina e stava iniziando quella di rettore del Collegio Máximo, dove venivano formati gli studenti che desideravano entrare nella Compagnia.

 Chiesa e psicanalisi  

All’inizio la Chiesa ha denunciato il «pansessualismo», ma anche l’ambizione «totalitaria» della psicanalisi. Ad aprire un primo spiraglio fu Pio XII nel 1952, spiegando: «È inesatto sostenere che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte indispensabile di ogni psicoterapia degna di tal nome». Nel luglio 1961, con Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio proibì ai preti di praticare la psicanalisi e ai seminaristi di sottoporvisi. Nell’enciclica «Sacerdotalis coelibatis» del 1967 Paolo VI ammetteva la possibilità del ricorso «all’assistenza e all’aiuto di un medico o di uno psicologo competenti» nei seminari e nel 1973, durante un’udienza, affermava: «Abbiamo stima di questa ormai celebre corrente di studi antropologici, sebbene noi non li troviamo sempre coerenti fra loro, né sempre convalidati da esperienze soddisfacenti e benefiche». Come dato curioso si può infine ricordare «Habemus Papam», il film di Nanni Moretti, che racconta di un Pontefice eletto che ricorre – seppur con poca convinzione – al consulto di una psicanalista.

Segue qui:

http://www.lastampa.it/2017/09/01/italia/cronache/la-confessione-di-francesco-la-psicanalisi-mi-ha-aiutato-EipxK0cfj2KIzNf0M9qS6J/pagina.html

Il Papa: a 42 anni mi consultai con una psicanalista ebrea

L’episodio della vita di Bergoglio raccontato in un libro che esce in Francia, con la trascrizione di 12 colloqui con il sociologo Wolton. Migranti, islam, guerra, ma anche aneddoti personali. I passaggi salienti anticipati da Le Figaro Magazine 

di Andrea Tornielli, lastampa.it, 31 agosto 2017

Padre Jorge Mario Bergoglio, all’età di 42 anni, per sei mesi ogni settimana ha incontrato una psicanalista. È lui stesso a rivelarlo in un libro di prossima pubblicazione in Francia, che contiene la trascrizione di dodici dialoghi con il sociologo Dominique Wolton (titolo: “Politique et sociétéˮ, edizioni L’Observatoire). I hanno dialogato grazie alla presenza di un sacerdote che ha fatto da traduttore. Durante una delle interviste, il Papa e l’intellettuale francese, che è direttore di ricerca al CNRS e autore di un famoso libro-intervista con il cardinale Jean Marie Lustiger, hanno parlato del ruolo avuto da alcune donne nella loro vita. Francesco ha citato il coraggio della madre, ha accennato alle due nonne dicendo di ringraziare Dio «per aver conosciuto queste vere donne». Aggiungendo: «Quelle che ho conosciuto mi hanno aiutato molto nella mia vita quando ho avuto bisogno di consultarmi». E ha quindi parlato della psicanalista. Ecco alcuni estratti anticipati da Le Figaro Magazine, nella nostra traduzione dal francese.

Quel consulto per sei mesi 

«Ho consultato una psicanalista ebrea – racconta Bergoglio al suo interlocutore – Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei era medico e psicanalista, ed è sempre rimasta al suo posto. Poi un giorno, quando stava per morire, mi chiamò. Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale. Era una persona molto buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni». L’esperienza raccontata da Francesco si colloca dunque tra gli anni 1978 e 1979, quando aveva concluso la non facile esperienza di provinciale dei gesuiti d’Argentina e stava iniziando quella di rettore del Collegio Máximo, dove venivano formati gli studenti che desideravano entrare nella Compagnia.

Segue qui:

http://www.lastampa.it/2017/08/31/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-a-anni-mi-consultai-con-una-psicanalista-ebrea-DEXxW6iBAvfQFNrIkkxEEM/pagina.html

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