Com’è difficile diventare adulti al tempo dei social

Meno conflitti in famiglia. Perché i tormenti sono tutti affidati al cellulare. Colloquio con Massimo Ammaniti

di Emanuele Coen, espresso.repubblica.it, 7 settembre 2017

Negli ultimi quarant’anni Massimo Ammaniti ha passato al microscopio diverse generazioni. Prima i baby boomers del miracolo economico, poi i ragazzi della X generation, più di recente 
i Millennials e ora gli adolescenti nati e cresciuti con lo smartphone sempre acceso, figli della crisi. Un punto di osservazione privilegiato, quello di un grande psicoanalista che 
ha studiato e scritto su adolescenza, sviluppo infantile, rapporti genitori-figli. Uno dei suoi ultimi libri, “La famiglia adolescente” (Laterza), indaga le dinamiche psicologiche 
che nascono tra le mura domestiche: genitori che faticano a diventare adulti, figli che faticano a crescere. Un universo vischioso in cui nessuno vuole emanciparsi, in cui i ragazzi seguono i genitori quando viaggiano 
o vanno fuori con gli amici, partecipano ai contrasti coniugali, condividono gusti 
e comportamenti degli adulti.
Professor Ammaniti, oggi gli adolescenti sembrano più quadrati, attenti alla privacy e alla sicurezza, agli aspetti materiali dell’esistenza, sognano una vita media. È realistico l’identikit della “generazione Q” tratteggiato dalla psicologa americana Jean M. Twenge?
«È condivisibile, ma solo 
in parte. Segnala una situazione nuova, che si 
è consolidata con la crisi economica. E si concentra su una generazione “always on”, sempre connessa. Sarebbe però utile avere una visione più articolata. Ad esempio Twenge afferma che con la diffusione degli smartphone e dei social media sono aumentati suicidi e depressione. Prima di fare un’affermazione del genere occorrono studi epidemiologici. Ho qualche dubbio in proposito».

Segue qui:

http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/09/07/news/com-e-difficile-diventare-adulti-al-tempo-dei-social-1.309300

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