Recalcati e lo Ius soli

Sei contro lo Ius Soli? Sei fascista, razzista, e rischi pure l’ “autismo”. Leggere per credere

La realtà non esiste più. Ormai, al suo posto, vi è un pesto di narrazione, cortocircuitismo e nonsense. Sarebbe come a dire che chi è contro lo Ius Soli è un triangolo bislacco da mare

di Emanuele Ricucci, blog.ilgiornale.it, 29 settembre 2017

Ma come caspita scrive bene Massimo Recalcati. Il Repubblichin…pardon, Repubblicano, – con le parole e le definizioni non ci si capisce più nulla ormai, alla faccia di Nanni Moretti -, nel senso di intellettual-militante di Repubblica, il giornale del futuro, nell’edizione di ieri del quotidiano ci delizia di barocco e buon senso, in una soluzione narrativa che intercorre tra San Francesco d’Assisi e Filippo, l’addetto stampa colto di un Centro Sociale. Gorgheggia, Recalcati, noto psicoanalista, laureatosi sul filo del confronto tra Sartre e Freud, e saggista. Nonché autore a Repubblica. Si cimenta nel cemento: “La paura dello straniero incentiva l’edificazione di una versione dell’identità fobica, refrattaria allo scambio, iper-difensiva. I confini diventano muraglie, cessano di essere porosi, acquistano la consistenza del cemento armato”, scrive in un pezzo che tratta temi ormai all’ordine del giorno: lo Ius Soli ti preoccupa? In quanto partita Iva, iperprecario, in una damnatio di uomini piccoli e assenti che non ti rispondono alla mail, ti obbligano alla stasi, e ti pagano dopo 3 mesi dalla fattura, un po’ ti rode del fatto che il Governo in trenta minuti abbia predisposto un piano per alloggiare e ospitare 75mila migranti?

Segue qui:

http://blog.ilgiornale.it/ricucci/2017/09/29/sei-contro-lo-ius-soli-sei-fascista-razzista-e-rischi-pure-l-autismo-leggere-per-credere/

Figli nostri e figli dello Stato

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 28 settembre 2017

La resistenza antropologica e psicologica, oltre che politica ed elettoralistica, allo Ius soli rende manifesta una tendenza sempre presente nella realtà umana: difendere il proprio status narcisistico, sociale e identitario dal rischio perturbante della contaminazione. È quella inclinazione autistica della vita umana che aveva condotto Freud a paragonare la sua condizione primordiale di esistenza a un guscio chiuso su se stesso e ostile per principio al mondo esterno, colpevole di essere “straniero e apportatore di stimoli”. Questa concezione corazzata dell’identità nei tempi di crisi tende inevitabilmente a rafforzarsi e a sclerotizzarsi. La paura dello straniero incentiva l’edificazione di una versione dell’identità fobica, refrattaria allo scambio, iper-difensiva. I confini diventano muraglie, cessano di essere porosi, acquistano la consistenza del cemento armato. In un tempo dominato dal panico sociale generato dalla durezza della crisi economica, dal carattere anarchico e inarrestabile dei flussi migratori e dalla follia terrorista, la solidificazione dell’identità tende a configurarsi come una reazione giustificata alla minaccia incombente.

Segue qui:

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/09/28/figli-nostri-e-figli-dello-stato29.html

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