Dimenticare l’impostore

di Alfonso Berardinelli, ilsole24ore.com, 16 ottobre 2017

Ogni epoca ha i suoi idoli, i suoi padroni del pensiero, i suoi autori intoccabili. Se poi questi autori sono filosofi che fra metodo e sistema, concetti e lessico, riescono a confezionare un’antropologia filosofica che spiega cosa sono le arti, cosa fanno le scienze, come funziona il potere e le sue istituzioni, allora chi ripeterà quello che loro hanno detto sarà ascoltato. Chi invece li ignorerà o criticherà, si farà vuoto intorno, risulterà incomprensibile e sarà guardato con sospetto. È accaduto, accade tuttora questo con Michel Foucault. Ricordo che a metà anni sessanta, quando da novizio universitario cominciai a leggere Foucault, Storia della follia e poi Le parole e le cose, eravamo tutti presi dalla volontà di interrompere ogni continuità con il passato e «rifondare» modi di pensare e di essere. Il clima culturale e politico era su questo internazionalmente unanime. I dieci anni che precedettero e prepararono il ’68 furono anni di eccezionale fervore intellettuale: una specie di febbre in senso lato «rivoluzionaria», una fredda ebbrezza distruttiva e innovativa. Non c’era autore e libro pubblicato o ripubblicato allora che non tendesse a riassumere criticamente e a rilanciare un impulso di radicalità «antisistema», le cui origini risalivano sia al razionalismo illuministico che all’irrazionalismo romantico, alle icone storiche del libero pensiero e della genialità, della totalità sociale dominante e dell’utopia possibile.

Dopo e insieme al ritorno dei «francofortesi» Adorno, Marcuse e Benjamin, nella riscoperta di Wittgenstein e di Freud, delle avanguardie artistico-letterarie e politiche di primo Novecento, ecco che il giovane Foucault, con l’aggiunta dell’ottica linguistico-strutturale, poteva già sembrare la sintesi di quasi tutto. Con il suo metodo (la Francia è la patria di ogni «methode») si potevano connettere i fatti e i fenomeni più diversi. L’intero insieme sociale diventava un’enciclopedia tassonomicamente visibile e dominabile: teoria totale di un dominio totale.

Segue qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-10-16/dimenticare-l-impostore–170015.shtml?uuid=AEvMM5hC

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