Vivere o niente. Disincanto e materialismo nella scrittura di Vasco Rossi

È uscito ieri nei cinema “Vasco Modena Park – Il Film” che documenta lo storico concerto dello scorso luglio per i quarant’anni di carriera di Vasco Rossi. Per l’occasione Michele Dal Lago sviluppa una riflessione sulla scrittura e la poetica del cantautore emiliano, che ne mette in luce complessità e profondità. E che smonta anche alcuni luoghi comuni che ancora impediscono un’analisi approfondita della sua opera

di Michele Dal Lago, dinamopress.it, 4 dicembre 2017

Fin dalle origini, i più grandi fan di Vasco Rossi sono stati i cantautori. «È un genio, sprizza verità da tutti i pori» scriveva di lui Enzo Jannacci. De Gregori, Fossati, De Andrè, Dalla, Daniele, Conte non hanno mai nascosto la loro profonda ammirazione per il cantante emiliano. Una ammirazione che – dopo la triste parentesi degli anni ‘90, segnata dalle sgraziate, ingenue e regressive liriche di Giovanni Lindo Ferretti, Manuel Agnelli, Ligabue e Piero Pelù – è stata ampiamente rinnovata dalle nuove generazioni di cantautori. Dente, The Giornalisti, Bugo, Brunori Sas, Le Luci della Centrale Elettrica, Tiziano Ferro sono solo alcuni dei nomi contemporanei che ne hanno studiato a fondo l’opera, incidendo pure alcune sue canzoni. Al di là delle generazioni, chi si cimenta con il mestiere di cantautore resta sempre stupefatto dalla eccezionale complessità e dalla ricchezza della scrittura di Vasco Rossi.

Le ragioni sono molteplici, alcune delle quali squisitamente “tecniche”: la cura meticolosa del verso, sia dal punto di vista linguistico che sonoro; la combinazione di linguaggi e registri differenti; la profonda connessione emotiva ed espressiva tra musica e parole; la concezione dell’arrangiamento come elemento interno alla scrittura, come parte essenziale della canzone anziché come suo “vestito” («there’s a thin line between songwriting and arranging» diceva il grande Warren Zevon); la stupefacente capacità di adattare la lingua italiana alla metrica degli stilemi musicali di origine anglofona, preservandone allo stesso tempo la naturalezza e il suono (l’esatto opposto di Piero Pelù e Ligabue); l’utilizzo musicale del parlato, come in Colpa di Alfredo o Siamo solo noi. Riguardo quest’ultimo aspetto tecnico, Vasco sostiene di averlo appreso dai dischi di Enzo Jannacci degli anni ‘70: «Ho imparato a cantare da Jannacci», racconta durante una recente lezione sulla genesi di Siamo Solo Noi. Eppure lo stesso Jannacci rimarrà nondimeno colpito dall’abilità sviluppata dal suo “allievo”: «Vasco è stratosferico» dirà a questo proposito in una intervista degli anni ‘90 «prende le note fondamentali e parla dove c’è questo suono».

Ma la dimensione tecnica e formale è sempre, nel caso di Vasco Rossi, strettamente legata a quella del contenuto. E viceversa. Tanto che è impossibile comprendere la maggior parte dei suoi testi semplicemente leggendoli. Un esempio su tutti è la struttura “dialettica” che caratterizza molti suoi brani, da Vita Spericolata a Vivere non è facile, passando per Liberi LiberiVivereUn sensoilMondo che vorrei e tante altre. Queste canzoni hanno una formula ricorrente che crea un preciso contrasto tra strofe e ritornelli: le prime alludono ad uno spazio di possibilità, di trasgressione, di libertà e di infinito; i secondi sopraggiungono come negazione, come amara consapevolezza del carattere illusorio di quella stessa libertà, come riconoscimento del limite insuperabile della nostra condizione. La forza emotiva di questa tensione non è meramente legata al testo. Il senso di apertura e di sospensione delle strofe si risolve musicalmente nel ritornello, la disillusione è percepibile negli accordi quanto nelle parole. E il passaggio tra i due momenti è sempre accompagnato e sottolineato da un cambio armonico e di arrangiamento. Il significato dei brani sopracitati, il loro spiccato carattere autoriflessivo (e non istintuale e vitalistico, come alcuni erroneamene credono), scaturisce da questa interazione dialettica tra strofe e ritornelli, da un lato, e tra musica e parole dall’altro.

Segue qui:

https://www.dinamopress.it/news/vivere-niente-disincanto-materialismo-nella-scrittura-vasco-rossi/

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