Il cyberbullismo fa un’altra vittima: «Genitori, non minimizzate»

Una bambina americana si è suicidata a 10 anni: era stato diffuso un video che mostrava una lite con una sua compagna. Ne abbiamo parlato con un esperto di cyberbullismo

di Monica Coviello, vanityfair.it, 5 dicembre 2017

Ashawnty Davis, una bambina che viveva in Colorado, si è uccisa a 10 anni. Un video che mostrava la sua lite con una compagna di scuola era stato diffuso su un’app popolare fra i suoi coetanei e lei, dalla disperazione, ha provato a impiccarsi in casa, poi è morta due settimane dopo in ospedale. La sua vicenda dimostra che il cyberbullismo esiste pure fra i più piccoli, anche se i genitori e i ragazzi stessi faticano a riconoscerlo e tendono a minimizzarne le conseguenze. Lo conferma una ricerca che il Moige ha condotto lo scorso anno insieme all’Università La Sapienza di Roma su 1.

500 ragazzi delle Scuole secondarie di primo e secondo grado. Emerge un preoccupante atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in Rete: per 8 ragazzi su 10 non è grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social. Considerano le aggressioni verbali non gravi perché non vi è violenza fisica. 7 su 10 dichiarano che gli insulti riguardano l’aspetto fisico, l’abbigliamento, i comportamenti e che la vittima non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Per 7 su 10 non è grave pubblicare immagini non autorizzate che ritraggono la vittima. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Maiolo, psicoanalista, ex docente di Educazione alla sessualità alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bolzano. Svolge attività clinica con adulti e adolescenti ed è formatore degli operatori socio-sanitari e della scuola. È autore, fra gli altri, di Ciripò bulli e bulle – Storie di bullismo e cyberbullismo, edito da Erickson.

A quale età i bambini possono iniziare a diventare vittime di bullismo?
«Il bullismo è sempre pericoloso, e colpisce anche bambini molto piccoli, nei primi anni della scuola primaria. Si tratta sempre di esercitare prepotenze in modo determinato. Gli adulti sottovalutano i rischi. Tendono a classificare un bimbo bullo come “vivace”, “capace di cavarsela”, non vedono nei suoi comportamenti la prepotenza, che considerano quasi come una caratteristica positiva. Dall’altra parte, le vittime non sanno come cavarsela: non sanno dire agli adulti come stanno. E, quando lo fanno, spesso si sentono dire dai genitori di fare altrettanto. Non è un aiuto: in questo modo i piccini crescono con l’idea di doversela sempre cavare da soli, e quando diventano vittime vengono stigmatizzati».

Segue qui:

https://www.vanityfair.it/news/approfondimenti/2017/12/05/cyberbullismo-ashawnty-davis-intervista-esperto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...