Montanari: “La trattativa Stato-mafia: nota clinica sulle zone grigie del Paese”

Molti di coloro i quali operano nella zona grigia tra Stato ed antistato vengono spesso condannati non solo e non tanto per aver infranto la legge, quanto per non essere stati capaci di proteggere il labile tessuto posto tra l’opinione pubblica e quelle verità che tanti intuiscono, ma nessuno vuole vedere. Venendo meno al compito di manutenere una divisone formale tra mondi in superfice antitetici, mostrano invece le porosità e le infiltrazioni della parete divisoria tra buoni e cattivi

di Maurizio Montanari, vita.it, 29 aprile 2018

La sentenza di primo grado emessa al termine del processo relativo alla trattativa ‘Stato-Mafia’ toglie un velo di ipocrisia che a lungo è stato posato su una verità scomoda e da molti conosciuta: ci fu una contrattazione tra uomini della Repubblica e rappresentanti dell’antistato, entrambi emissari di entità in superfice impegnate a combattersi, che diedero mandato ai propri ambasciatori di sedersi ad un tavolo comune sul quale mettere a punto una strategia di non belligeranza. Un clamore modesto quello suscitato dalle parole del giudice Alfredo Montalto, forse perché figlio della consapevolezza diffusa di un dato storico consolidato: qualsiasi Stato edificato su basi democratiche ha sempre ‘trattato’ con i mondi fuori legge.

L’Italia non fa eccezione a questa regola a partire dallo sbarco alleato in Sicilia, passando per gli anni di piombo e della morte di Moro attraversando i canali sotterranei del patto Stato Mafia, sino agli odierni legami strutturati con il mondo delle curve e con la ‘terra di mezzo’ di Roma capitale. In una Nazione che stava lentamente prendendo le misure con la legge non più emanata dal dittatore ma discussa da uno Stato che cercava di darsi un corpus democratico di regole concertate , una parte del ceto politico già iniziava quel pervertimento della legge che porterà poi alla stagione delle trame occulte e delle stragi di Stato, in nome di un obbedienza ad uno scopo, il contrasto al comunismo, in funzione del quale la lex italiana diveniva una sorta di codice di seconda mano, un regolamento formale al quale giurare una fedeltà di ottone, giacché la vera parola era data al Patto Atlantico. Un progetto parallelo andava così ad iscriversi nel retro dei fogli della costituzione democratica, con la scusa di difenderla da nemici ritenuti troppo pericolosi per la sua incolumità. Un progetto che vide nell’eccidio di Portella della Ginestra la sua prima attuazione di tipo militare, alla quale fecero seguito le stragi Piazza Fontana , dell’Italicus, passando dalla stazione di Bologna, arrivando sino ai più prosaici movimenti dei forconi. Un disegno perseguito servendosi ora della malavita organizzata, ora di gruppi eversivi, che inaugurava la strategia della tensione.

Segue qui:

http://www.vita.it/it/article/2018/04/29/la-trattativa-stato-mafia-nota-clinica-sulle-zone-grigie-del-paese/146682/

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