Silva: “Un albergo a Istanbul”

Perdere Dio, oppure forse ritrovarlo nella bellezza delle donne e in una notte bizantina

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 28 settembre 2018

Buon Dio, perché da un po’ di tempo non Ti onoro e nemmeno Ti vedo, Ti sento? Perché T’insulto – anche se poi smentisco – che non Ci sei? Mi hai abbandonato, taci, io taccio, Tu di più, Tu mi odi, io no, Ti insulto per farti muovere ma Tu taci: cosa è accaduto, a Te soprattutto, che il mio male è robetta da poveraccio, ma non vuoi più giocare con me, chissà dove sei, entro nelle chiese che pure mi annoiano e non Ti sento, anche Tu a volte ti annoiavi e ridevamo, ma ora ci odiamo, dove sei, dove sono, dove siamo? Sono ancora vivo, ricordalo accidenti, a chi Ti sei venduto, mi disprezzi? Tu sei scomparso alla mia vista, perché lo sai; io non riesco più a baciarti, a ridere con te, a gioire nelle nostre coltri, la tua, la mia, è sempre stato così, mi perdonavi, ti volevo bene, ti volevo tutto, ora ancora Ti dico Amore ma non ti sento, non sei vivo… Divino mio fuggito Signore dammi un segno, un sogno. Giorno e notte si parla di un disastro che ci attende, una catastrofe voluta dal nulla, quel nulla che sembrava dopo i cinquant’anni anni di lunga tristissima morte la nascita di pietà gloriosa e sempre futura, laddove vidi e ricordo gli anni quarantacinque e cinquanta e sessanta, e poi altri, stupidi e feroci ma sempre vivi, per idiota che fossi, e sempre vivo, ma insomma c’è qualcosa che non va, la bellezza pare più tremendamente idiota del solito, e sono tutti tranquilli ma non lo sono, dormono ma no, non dormono, è un sonno come tutti, come tanti, ma anche quando nel Cinquecento e oltre si moriva ecco che si era vivi, si era vivi anche morendo, si era sacri e ora non più. Neppure il Papa si dà da fare ma è tutto scarso e vano, si parla di una bellezza che c’è e non c’è, soprattutto non, anche se la bruttezza è pur qualcosa nel disastro della terra, là dove c’è il mare e la nebbia, il meglio del creato e dello sfacelo, e come psicoanalista passo il tempo a psicoschiaffeggiarmi, e in fondo è un sinistro piacere, e la luna è sempre in cielo, nel mio cielo, che è quello altrui, il mio minorato, il cielo è ben altro, una favolosa catastrofe che solo guardandola è stupenda.

Segue qui:

https://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2018/09/28/news/un-albergo-a-istanbul-215925/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...