A proposito del nuovo Saggio di Franco Lolli “Inattualità della psicoanalisi. L’analista e i nuovi ‘domandanti’”

Lavorare con l’inconscio se tramonta il simbolico

di Luigi Francesco Clemente, ilmanifesto.it, 6 febbraio 2020

Alcune riflessioni di Althusser sul comune statuto epistemologico della psicoanalisi e del marxismo vengono in mente nel leggere l’ultimo libro di Franco Lolli, Inattualità della psicoanalisi. L’analista e i nuovi «domandanti» (Poiesis, pp. 204, euro 18): entrambe sono scienze conflittuali, attraversate sin dalle loro origini da scissioni, da sempre minacciate dal rischio del revisionismo e dalla neutralizzazione del loro nucleo sovversivo. Più di uno studioso lamenta, da tempo, come una parte della galassia psicoanalitica abbia smarrito il suo spirito originario, omologandosi al discorso pubblico dominante, in un bizzarro mix di ricerca di saggezza, istanze moralizzatrici e nostalgia religiosa.
Di questa tendenza all’omologazione Lolli – analista di orientamento lacaniano – individua la manifestazione più evidente nella opinione comune, in Francia come in Italia, secondo la quale le principali manifestazioni della psicopatologia contemporanea sarebbero in relazione con il presunto declino dell’autorità paterna.

DAL PUNTO DI VISTA epistemologico Lolli evidenzia le basi fragili di una teoria che per essere tale deve possedere concetti e oggetti teorici propri, pena la caduta nell’empirismo (culturalista, ambientalista, evoluzionista), così come accade, appunto, nelle concettualizzazioni elaborate dai cosiddetti declinisti. Simili analisi, come insegna il caso del giovane Lacan, il Lacan «durkheimiano» dei Complessi familiari studiato da Markos Zafiropoulos, sarebbero importate da altri domini disciplinari, in particolare dalla sociologia.

Segue qui:

https://ilmanifesto.it/lavorare-con-linconscio-se-tramonta-il-simbolico/

Declino del Padre o dello Psicoanalista? A proposito del nuovo Saggio di Franco Lolli

di Davide D’alessandro, psychiatryonline.it, 20 gennaio 2020

Franco Lolli, analista lacaniano, ha scritto un libro ambizioso. Inattualità della psicoanalisi. L’analista e i nuovi ‘domandanti’, edito da Poiesis, ha infatti l’ambizione di indicare una nuova prospettiva e di alimentare il dibattito su una pratica perennemente in crisi, eppur mai morta, di una pratica, a suo dire, troppo impastata di sociologia e filosofia e troppo esposta, a causa di alcuni suoi rappresentanti, alla luce dei riflettori, troppo sottomessa alla teoria declinista, una teoria “che attribuisce al cosiddetto declino del Padre la responsabilità delle principali e più insidiose manifestazioni psicopatologiche contemporanee”, evidenziando un pericoloso carattere ideologico e nascondendo sotterraneamente quello reazionario.

Attenti a invocare il ritorno del Padre, ammonisce l’autore. Attenti a ricondurre al centro della scena il patriarca, il capo, il salvatore, il maestro, il Dio che tutto dispone. Lolli assesta diversi colpi, a volte apertamente, altre sotto traccia. Esprime una volontà di liberazione, di distacco, di allontanamento, poiché “difendere la psicoanalisi vuol dire essere inattuali: vuol dire essere veramente soli, pur se all’interno di una comunità. Senza scuse e senza vergogna. Senza contarsi né sperare di ‘contare’. Sapendo, soprattutto, che l’inattualità ha un costo: essere necessariamente – ma orgogliosamente – ai margini”.

Lolli definisce Massimo Recalcati “il rappresentante più autorevole del movimento declinista in Italia”, dopo aver precisato che “l’analista che aderisce (consapevolmente o meno, poco importa) alla teoria del declino del padre, e che, di conseguenza, considera la supposta eclissi paterna come il dato etiopatogenico determinante, non potrà, nella cura che conduce, non proporsi come figura di riferimento sostitutiva, orientante (ufficialmente, il desiderio, ma, in realtà, l’esistenza stessa del suo analizzante) e idealizzata. Se è stata l’assenza del padre ad ammalare il soggetto, allora sarà – logicamente – la sua riabilitazione a guarirlo”.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/8384

Inattualità della psicoanalisi. L’analista e i nuovi domandanti

a cura di Antonio Tricorni, leparoleelecose.it, 16 gennaio 2020

[È da poco uscito il nuovo libro di Franco Lolli: Inattualità della psicoanalisi. L’analista e i nuovi domandanti, Poiesis, Alberobello, 2019, pp. 204, є 18,00. Saggio che, nel tornare a interrogare l’effettivo compito dello psicoanalista, prende risolutamente le distanze da quelle teorie “decliniste” che addebitano a una supposta “morte del Padre” l’attuale disagio della civiltà e che, nate in Francia, trovano nella riflessione di Massimo Recalcati un sostanziale rilancio. Quella che qui di seguito pubblichiamo è l’introduzione al volume (at)]

Questo libro propone un ragionamento teorico e clinico intorno a tre tesi di fondo.

La prima parte dalla critica al postulato secondo cui ci sarebbe un’associazione diretta tra la psicopatologia contemporanea e la presunta crisi del padre. Si intendono qui dimostrare, da un lato, il carattere ideologico (e sotterraneamente reazionario) della teoria cosiddetta “declinista” e, dall’altro, l’immutabilità del processo di strutturazione del sintomo. Che, pur se in maniera camuffata e dissimulata nel suo contrario dal discorso del capitalista, conserva il profondo legame con la rinuncia pulsionale di cui esso, qualunque forma assuma, è per l’appunto – coerentemente con quanto affermato dall’insegnamento di Sigmund Freud – l’effetto.

È questo il focus dell’attenzione e dell’interesse dello psicoanalista. Egli osserva, attraverso le parole che ascolta in seduta, il soggetto alle prese con il conflitto generato dall’impossibilità del pieno soddisfacimento pulsionale: impossibilità che prescinde dal tipo di organizzazione socioculturale nella quale la sua esistenza si svolge. La pulsione, infatti, non può mai appagarsi del tutto e una volta per tutte. Ciò non toglie, tuttavia, che proprio da tale impossibilità strutturale (che le richieste della Civiltà non fanno che enfatizzare), il soggetto dell’inconscio “impari” a ricavare un altro tipo di soddisfazione, che Lacan chiamerà godimento: la (paradossale) soddisfazione nell’insoddisfazione. È questo il dato invariante con il quale ogni cura psicoanalitica deve fare i conti e che lo psicoanalista rinviene immancabilmente all’interno dei sintomi – pur se essi appaiono, sotto l’aspetto fenomenico, in continua evoluzione, a causa della profonda influenza che il discorso sociale dominante esercita su di loro.

Segue qui:

http://www.leparoleelecose.it/?cat=15855

 

 

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