Recalcati: “Corpi come armi, così si alimenta il mito fascistoide”

di Massimo Recalcati, La Stampa, 8 settembre 2020

Si dice “violenza bestiale”, si pensa infatti che nella violenza cieca l’umano regredisca alla bruta istintualità dell’animale. Ma è veramente così? Non dovremmo invece, anche di fronte a questo ultimo tragico fatto di cronaca a Colleferro, che ha visto la morte del giovane Willy, provare a ribaltare scabrosamente il nostro modo di vedere le cose? Non dovremmo provare a pensare che nessun animale sarebbe capace di raggiungere la ferocia alla quale può giungere la violenza umana? L’animale agisce mosso dalla legge dell’istinto che prevede la sopravvivenza della specie, dunque la difesa del territorio, la necessità di procurarsi cibo, ecc. Ma l’essere umano? Il suo esercizio della violenza non riflette affatto una legge istintuale, ma un godimento pulsionale. È questo godimento che può sprigionare la sua violenza sanguinaria. Un ragazzo leale e altruista interviene per difendere un amico provocato da un gruppo di giovani uomini minacciosi. Quale è stata la sua colpa che ha meritato una punizione così atroce?

Segue qui in corrispondenza della testata e della data:

https://www.massimorecalcati.it/articoli

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