Thanopulos, Ferrando: “L’arte e la sua ‘canonizzazione'”

di Sarantis Thanopulos, Monica Ferrando, il manifesto, 3 ottobre 2020

Sarantis Thanopulos: “Cara Monica, mi è capitato di re-imbattermi, leggendo un libro, nella figura di Giovanni Morelli, il medico italiano che nell’ottocento ha inventato un metodo per distinguere un dipinto autentico da un falso. Da Morelli in poi la distinzione tra vero e falso nell’arte è affidata alla prova scientifica oggettiva, come la nostra identità personale è affidata alle impronte digitali. E, tuttavia, come dalle impronte non si può risalire ai sentimenti, ai gesti e ai pensieri che esprimono il nostro modo di essere, così anche dall’autenticazione scientifica di un quadro non si può risalire al gesto che l’ha creato. Perché fino a quando la prova oggettiva non smentisce un’attribuzione, ammiriamo un falso come se fosse un’opera autentica,  pubblico “ingenuo”o  conoscitori “esperti” che siamo? Si sa poi che le opere restaurate pongono il problema serio dell’alterazione più o meno significativa del contenuto iniziale. Chi può dire come era davvero la volta della Cappella Sistina all’epoca in cui la dipinse Michelangelo?

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/8876

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