L’inconfessabile che si fa avanti nella scomodità del vivere ai bordi

«Tra la vita e la morte», un saggio di Cristiana Cimino edito da manifestolibri

di Massimo Filippi, ilmanifesto.it, 5 marzo 2021

Come hanno fatto in molti, e non senza ragione, è facile sostenere che la psicoanalisi altro non sia che l’ultima espressione dell’istituto della confessione, dispositivo che, come insegna Foucault, dal cristianesimo primitivo fino all’affermazione planetaria del biopotere, non ha mai smesso di produrre menti docili. Eppure è lo stesso Foucault nel suo saggio del 1961 sulla follia a richiedere di «essere giusti con Freud».

QUESTA RICHIESTA, che Derrida trent’anni dopo trasformerà in ingiunzione, è la pista di ricerca del denso saggio Tra la vita e la morte di Cristiana Cimino (manifestolibri, pp. 123, euro 16). Come recita il sottotitolo del libro, quella di Cimino è una psicoanalisi scomoda, in quanto non addomesticabile e non addomesticante. In un intenso lavoro di scavo, l’autrice si mette infatti sulle tracce di un Freud oscuro, di quel Freud che, a partire almeno dal 1915, si dedica alla tematizzazione delle forze del negativo che agitano la psiche, la società e la storia.

Segue qui:

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