Sibylle Lacan, la scrittura dell’assenza

Un memoir alla ricerca di un padre che non è stato padre

di Mariacarla Molè, iltascabile.com, 4 ottobre 2021

È l’estate del 1991 e cade il decennale dalla morte di Jacques Lacan quando Sibylle Lacan, la sua ultima nata dal primo matrimonio, dopo Caroline e Thibaut, inizia a scrivere Un père: Puzzle che verrà pubblicato nel 1994 da Gallimard (e in Italia da Le Lettere, nel 2001), un memoir sul padre Jacques Lacan, non l’uomo, l’intellettuale, lo psicanalista ma il padre, di fatto un padre che non è stato padre. Il libro ha nel sottotitolo la sua dichiarazione d’intenti: la pratica di una memoria che sa di non essere appagante ma piuttosto modesta e parziale, e in questo senso rappresenta il contraltare al prestigioso Album Jacques Lacan: visages de mon père di Judith Miller, figlia di seconde nozze di Jacques Lacan.

Il memoir è l’occasione per tentare di rispondere a questioni cruciali, come cosa voglia dire portare un nome, cosa essere padre, e che senso possa avere tornare sulle presenze significative di un vissuto, scriverne la storia per tentare di capire se stessi: una notte di agosto Sibylle si mette a scrivere di getto tutto ciò che emerge dalla sua memoria, per paura di vedersi sprofondare nell’oblio.

Sibylle Lacan è nata sotto il segno del vuoto e della mancanza (“eppure credo che la mia vita intera sia stata segnata da questa venuta al mondo nella solitudine di affetti”). Nasce da Marie-Luise Blondin nel 1940 quando Jacques Lacan se n’è già andato, e ha iniziato un’altra vita con Sylvia Bataille, da cui l’anno dopo avrà una figlia, Judith (che porterà il cognome di George Bataille, con cui la madre è ancora sposata). Per ragioni legali Judith manterrà fino alla morte di George Bataille il cognome di un uomo che di fatto non è suo padre, e riuscirà a portare il cognome Lacan per soli due anni prima di acquisire quello del marito Jacques-Alain Miller, erede testamentario dell’insegnamento lacaniano. Sibylle vivrà il rovescio di questo paradosso, portando il nome di un padre che non ci sarà, e decidendo di mantenerlo: “Quando avevamo sedici anni, diciotto anni (?), la mamma domandò a mio fratello e a me se volevamo chiamarci Blondin. Rifiutammo d’istinto”.

Segue qui:

https://www.iltascabile.com/linguaggi/sibylle-lacan-assenza/

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