Interventi su “La legge della Parola. Radici bibliche della psicoanalisi” di Massimo Recalcati

Recalcati e la Bibbia: una lettura capace di generare

Dalla Creazione a Noè, l’Antico Testamento come strumento «per comprendere meglio la psicoanalisi». Un lavoro vasto e fondativo, forse arbitrario ma stimolante. Assenti però i profeti e le donne

di Luigino Bruni, avvenire.it, 23 giugno 2022

Il lavoro di Massimo Recalcati sui testi biblici è molto importante. È tra le innovazioni culturali più significative del panorama culturale contemporaneo, non solo italiano e non solo negli studi di psicoanalisi. La Bibbia ha sempre ispirato l’arte, la letteratura, la poesia e la filosofia; nella modernità ha influenzato anche le scienze umane e sociali. Anche Freud, ebreo, anche Lacan, il maestro di Recalcati, hanno attinto dal mondo biblico. Nell’opera di Freud un posto centrale lo occupano i suoi studi su “Mosè e il monoteismo”, anche se, lo sappiamo, Freud e la sua scuola hanno fatto ricorso soprattutto alla mitologia greca.

La Legge della parola (Einaudi. Pagine XIV – 386. Euro 21,00), che in parte raccoglie, sintetizzati, lavori precedenti (quelli su Caino e Giobbe li ho recensiti nel 2021 su queste colonne), è un’opera molto ambiziosa, un esercizio arduo.

Il tema centrale del libro è il ruolo della Legge e della Parola nella Bibbia e nella psicoanalisi. Il sottotitolo del libro è suggestivo ma in parte fuorviante. Le radici bibliche della psicoanalisi farebbe infatti pensare a un lavoro di messa alla luce di radici di una disciplina che erano già lì, nascoste e al buio, sottoterra, come suggerisce la metafora vegetale. Ma il libro parla d’altro, e ce lo dice lo stesso autore: “Si tratta di leggere le Scritture per comprendere meglio la psicoanalisi… annodare i fili di due discorsi (quello della Torah e quello della psicoanalisi) considerati eterogenei e radicalmente alternativi” (p. vii). Quindi il suo non è un lavoro sulle radici ma un intrecciamento di due fili – e, poi, gli studi di Freud e Lacan ci dicono che i due discorsi non erano, dall’inizio, così “eterogenei e alternativi”. In realtà, Recalcati fa davvero un lavoro di fondazione della sua psicoanalisi a partire dai miti biblici, ma il suo è un lavoro sulle radici della sua propria versione della psicoanalisi, che ormai è diventato negli anni qualcosa di più di una applicazione e sviluppo della teoria di Lacan.

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https://www.avvenire.it/agora/pagine/massimo-recalcati-la-legge-della-parola-radici-bibliche-della-psicoanalisi-recensione-luigino-bruni

“La legge della parola e la legge del desiderio”. Intervista a Massimo Recalcati

di Roberto Cetera e Rossella Barzotti, L’Osservatore Romano, 18 giugno 2022

La potenza dell’atto divino della Creazione coincide con quella della sua Parola», con queste parole Massimo Recalcati, nel suo ultimo saggio, si impegna a mostrarci un Dio della Bibbia che “parla”, cioè un Dio che si realizza pienamente solo nella parola, nella relazione. Nel suo ultimo libro La legge della Parola. Radici bibliche della psicanalisi (Einaudi, 2022) Recalcati riflette innanzitutto sul valore di una Legge che non sia al servizio della morte e della punizione ma una Legge effettivamente liberante da una visione sacrificale dell’esistenza. Lo psicoanalista conduce il lettore verso un punto di congiunzione, volendo demolire una contrapposizione storica tra logos biblico e psicoanalisi. La centralità del potere della parola che ritorna in modi diversi nei racconti biblici, costituisce per l’autore la radice più propria della psicoanalisi. Questo ultimo saggio di Recalcati non è un esercizio di lettura della Bibbia in chiave psicoanalitica, ma vuole evidenziare nel testo biblico quel tessuto antropologico-psicologico che caratterizza il centro delle riflessioni di Freud e Lacan. Nel farlo Recalcati si avvale, in maniera magistrale, di un duplice linguaggio, biblico e psicoanalitico, in continua dialogicità, dando voce a tutto ciò che ci caratterizza come esseri umani attraverso la rilettura di alcuni episodi biblici.
Professor Recalcati: nello sviluppo della sua produzione letteraria, come si colloca questo libro, perché ha sentito l’esigenza di scrivere un libro tra ciò che è il discorso psicoanalitico e il discorso religioso?
In realtà è da quasi vent’anni che ho ripreso lo studio delle Scritture. Precisamente dalla nascita del mio primo figlio. Libri come Cosa resta del padre? Le mani della madre, Il segreto del figlio e, soprattutto, Contro il sacrificio sono libri dove già le acque della psicoanalisi si mescolano con quelle della Bibbia. Più in generale io ho una concezione religiosa delle cose. Il materialismo della psicoanalisi non è in contraddizione per me con questo sentimento. La vita mi colpisce per il suo mistero che è simile a quello di un’onda potente. Al tempo stesso una pratica di cura com’è quella della psicoanalisi incontra regolarmente la sofferenza, la mancanza, la caduta del senso della vita, la sconfitta e il fallimento.

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