Psicologia alchemica di James Hillman

di Giuseppe Talarico, opinione.it, 8 novembre 2015 In un suo famoso saggio, Giuseppe Pontiggia, grande autore, scrisse che nella storia della cultura vi sono stati filosofi geniali che con i loro scritti e libri hanno dimostrato di essere anche grandi scrittori. Rientra in questa categoria di pensatori James Hillman, del quale da poco la casa […]

Testa: “Differenze creative”

di Annamaria Testa, internazionale.it, 10 dicembre 2013 “Tutti noi cerchiamo costantemente di ricavare un senso dal mondo in cui viviamo e la sfida di riuscirci è tanto maggiore quanto più sono complesse le nostre esperienze. Sta in questa sfida la chiave della creatività”, scrive Nigel Barber su Psychology Today. Barber prosegue spiegando che proprio nella molteplicità di […]

Speciale Psicoanalisi da Alias e il manifesto (Baroni, Di Ciaccia, Zoja…)

Qui il link per consultare i pezzi usciti il 14 luglio 2013 su Alias – il manifesto dedicati alla psicoanalisi: Pensare con Freud per Cortina. Nella sublimazione una risorsa vitale, di Franco Lolli Su Lacan. Un lessico inafferrabile come lo è l’inconscio. Intervista a Di Ciaccia, di Alex Pagliardini Una ricerca di Gherardo Ugolini. Effetti di parentela fra il procedimento analitico e la […]

Hillman inedito. Così Miles Davis mi svelò il segreto dell’alchimia

di Luciana Sica, la Repubblica, 18 giugno 2013 Emoziona riascoltare la voce di James Hillman, l’avventura del suo pensiero imprevedibile, la sua scrittura coltissima ed elegante. È un viaggio nei colori Psicologia alchemica (Adelphi), un libro esoterico e ammantato di mistero, ma laico per non dire pagano, privo di ogni deriva spiritualista. Non molto tempo […]

Il boom dell’auto nera

di Marco Belpoliti, lastampa.it, 17 giugno 2013 Il grigio ha lasciato il posto al nero. Non so se ve ne siete accorti, ma il colore che sta superando il grigio nel parco macchine italiano è appunto il nero. Sempre più spesso si vedono automobili di questo colore, così che la maggioranza delle auto in circolazione […]

I figli-Telemaco in attesa del padre che non c’è più

Come cambia il “ruolo” educativo nella società moderna col tramonto dei grandi sistemi di interpretazione del mondo di Augusto Romano, La Stampa -Tuttolibri, 8 giugno 2013  Una storiella ebraica, riportata da J. Hillman, racconta di un padre che vuole insegnare al figlio ad avere più coraggio. Perciò, lo mette in piedi sul secondo gradino di […]

Hillman, profeta del tip tap

Studiosi, poeti, musicisti e un gallo nella Grande Mela per una straordinaria performance di controcultura in memoria del grande psicoanalista. Il filosofo e psicoanalista junghiano è morto a 85 anni il 27 ottobre 2011 di Silvia Ronchey, La Stampa, 22 maggio 2013  «Il teschio di mio padre / sorride alla luna del Mississippi / dal fondo del […]

Psicoanalisi: ma il lettino ci fa bene o ci fa male?

Nella società dell’incertezza si riaccende la rissa sulla psicoanalisi. In palio, l’utilità individuale e sociale. In pericolo, la sua stessa dignità di disciplina di Riccardo Paradisi, panorama.it, 14 dicembre 2012 “Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio”: per James Hillman, psicoanalista americano scomparso un anno fa, il fallimento della psicoanalisi è inequivocabile. In un […]

Ma l’amore fino alla fine è possibile?

di Giuseppina Manin, 27esimaora.corriere.it, 3 novembre 2012 «Poiché abbiamo trascorso gli anni in dolce armonia, vorremmo andarcene nello stesso istante. Che io mai non veda la tomba di mia moglie o lei debba seppellirmi». La preghiera di Filemone agli dèi sarà esaudita. Racconta Ovidio nelle «Metamorfosi»: «Consunti dagli anni e dall’età Bauci vide Filemone coprirsi di […]

L’ultima intervista. HILLMAN: “STO MORENDO, MA NON POTREI ESSERE PIÙ IMPEGNATO A VIVERE”

Al capezzale dello psicoanalista che ha domato il dolore per ragionare sulla propria fine  di Silvia Ronchey, lastampa.it, 29 ottobre 2011 «Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere». Così aveva scritto, nella sua ultima mail. E così l’ho trovato, quando sono andata a salutarlo per l’ultima volta nella sua casa di Thompson, nel Connecticut, […]

HILLMAN, UN SOCRATE MODERNO CHE CERCAVA L’ANIMA DEL MONDO

In ciascuno di noi c’è un inconscio che può essere letto attraverso i miti greci di Marco Iacona, Il Secolo d’Italia, 6 novembre 2011 Il segreto sta tutto qua. Nel dire le cose giuste a un pubblico che quelle cose vuol sentirsi ripetere. Forse è solo una questione di parole, come era per Carl Gustav […]

NEL DIO ERMES VEDEVA IL SIGILLO “INQUIETO” DEL DIVENIRE MODERNO

di Michele De Feudis, Il Secolo d’Italia, 6 novembre 2011 Studioso fuori dagli schemi, uomo di cultura in grado di sperimentare una ricerca interdisciplinare tra poesia, romanzi, televisione e giornali, Giuseppe Conte, scrittore e fondatore della corrente del “mitomodernismo”, riconosce la filosofia di James Hillman come centrale nell’interpretazione dello spirito del tempo nel ventunesimo secolo, […]

IL SIC, LA CANTANTE, E IL CORAGGIO DI SEGUIRE L’ANIMA

di Daria Bignardi, vanityfair.it,  1 novembre 2011 C’è qualcosa che accomuna la nostra grande commozione per la morte di Marco Simoncelli al silenzio incantato dei giudici di X Factor di fronte al canto angelico di una ragazzina di Sulmona. Sia che la chiamiamo «anima», «vocazione» o «carattere», questa cosa è spiegata nelle opere di James Hillman, […]

La scomparsa. JAMES HILLMAN, POETA DELL’ANIMA MA NON FILOSOFO

di Mario Iannaccone, avvenire.it, 31 ottobre 2011 James Hillman – morto ottantacinquenne, giovedì, nel Connecticut – fa parte di quei rari intellettuali che, come Jung e Campbell, hanno saputo manipolare e canalizzare le potenti trasformazioni dell’immaginario più recente. Iniziò come uno psicanalista classico, completando la sua formazione nel tempio junghiano di Zurigo che diresse per […]

Cultura. FU IMPEGNATO A «FARE ANIMA»

di Vittorio Lingiardi, ilsole24ore.com, 30 ottobre 2011 «La faccia del vecchio è un bene per il gruppo», scrive James Hillman. Invecchiando rivelo il mio carattere, non la mia morte». Ha portato il politeismo nella psicologia, mentre questa faceva ogni sforzo per diventare scientifica, e il mercurio del puer tutte le volte che il pensiero rischiava […]

HILLMAN, LO SCIAMANO DELL’ANIMA

È morto a 85 anni lo psicoanalista e filosofo americano. Allievo di Jung ha reimmaginato l’analisi junghiana riportandola nel mondo. Paladino di una psicologia ecologica non voleva curare i singoli, ma «la civiltà» di Romano Màdera, unita.it, 29 ottobre 2011 È morto James Hillman, uno dei pochi psicoanalisti che si era impegnato in un’impresa straordinaria […]

HILLMAN, IL PROFETA DELL’ANIMA

di Franca D’Agostini, ilfattoquotidiano.it, 29 ottobre 2011 La morte di James Hillman spinge a riflettere sulla grande vague anti-teoretica, anti-logica, anti-concettuale che ha attraversato la cultura europea e nordamericana a partire dagli anni Ottanta dello scorso secolo, e di cui Hillman è stato un illustre e raffinato esponente. La formidabile carenza di logica e di […]

JAMES HILLMAN, LO PSICHIATRA DAL FASCINO POP

di Stefano Zecchi, ilgiornale.it, 29 ottobre 2011 Nel nostro sistema di comunicazione il successo di uno psicanalista è inferiore soltanto a quello del prete. Se ci si trova in un dibattito televisivo con un prete, l’attenzione è tutta sua e gli altri fanno una modesta figura da comprimari. Se c’è lo psicanalista per chi sta intorno a […]

Addii. La scomparsa del grande psicoanalista. HILLMAN, DETECTIVE DELLE TENEBRE

di Giulio Giorello, corriere.it, 29 ottobre 2011 Ricordate Stephen Dedalus, il Telemaco dell’Ulisse di Joyce, che solitario sulla spiaggia della baia di Dublino medita sui confini dell’anima? Fin dove essa si estende? Forse, fino all’ultima stella che si scorge all’orizzonte. Dunque, l’anima non è imprigionata dentro il corpo, come pretendeva molta filosofia – da Platone […]

Addio a Hillman. COSÌ SI MUORE DA FILOSOFO ANTICO

Il grande psicanalista americano si è spento a 85 anni. Malato di cancro, ha rinunciato alla morfina per ragionare fino all’ultimo coi discepoli della sua esperienza estrema di Silvia Ronchey, lastampa.it, 28 ottobre 2011 “Socrate, sei come una torpedine marina. Quando parli dai la scossa”, è scritto in un dialogo di Platone. James Hillman, fra […]

Psicoanalisi. Perché è finita una rivoluzione culturale (2009)

di Luciana Sica, repubblica.it, 30 maggio 2009

«Oggi la psicoanalisi ha un grave limite: si occupa quasi esclusivamente dei problemi clinici e tecnici legati alla cura dei pazienti. Ma questa è una regressione rispetto alle idee di Freud, e anche di Jung. Ben altro è stata infatti la psicoanalisi nel ventesimo secolo, una rivoluzione della visione dell’ uomo che ha plasmato la cultura, dalla letteratura al cinema, dalla musica all’arte… Negli ultimi anni invece prevale la pratica terapeutica: gli analisti non tematizzano più le grandi questioni culturali, si rinchiudono nelle loro “stanze”, in un mondo sempre più autoreferenziale e marginale. La psicoanalisi dovrebbe tornare ad essere quella che è sempre stata: una griglia di lettura della realtà, una terapia della cultura». Il j’accuse è di Luigi Zoja, autore di libri uno più colto dell’ altro, tradotti anche in una decina di idiomi diversi, un analista che con i suoi pazienti può conversare in inglese, tedesco, francese, spagnolo – oltre che in italiano, naturalmente.
L’orientamento cosmopolita di Zoja segna una biografia insolita e intensa, la formazione a Zurigo allo Jung Institut, gli anni newyorchesi, gli incarichi di prestigio (dal ’98 al 2001 ha rappresentato gli junghiani di tutto il mondo come presidente dell’International Association for Analytical Psycology). E poi gli incontri con personalità di prim’ordine, come James Hillman che ha conosciuto alla fine degli anni Sessanta ed è suo amico («lo vedrò in agosto negli Stati Uniti»). Oggi, a sessantacinque anni, Zoja vive a Milano con la moglie che è un’analista per l’infanzia («ma l’Italia non mi entusiasma») e – come dice, in questa intervista – trascorre più della metà del tempo a scrivere. È senz’altro così se in marzo è uscito da Einaudi un suo saggio di grande appeal su La morte del prossimo e di recente, da Bollati Boringhieri, Contro Ismene: un libro che raccoglie le sue Considerazioni sulla violenza, come chiarisce già il sottotitolo (pagg. 160, euro 12).

A dieci anni da Il gesto di Ettore sulla scomparsa del padre, in Contro Ismene affronta il tema dei conflitti umani nelle loro forme più aggressive. Per lei il ricorso alle grandi figure della mitologia è d’obbligo?
«Sì, per me è d’ obbligo, e sono anche recidivo – seppure Il gesto di Ettore in nessun’altra lingua ha conservato il titolo originale: troppo classicheggiante, dicevano. Ma io insisto, tanto che il mio nuovo libro sulla paranoia nella storia ha come titolo provvisorio La follia di Aiace».

Magari è la sua formazione a imporlo: lei appartiene a un filone junghiano incline a privilegiare le immagini dei miti, le grandi figure archetipiche, non è così?
«Non sono un fanatico “archetipista”, e ormai più che di inconscio collettivo preferisco parlare di inconscio culturale… Utilizzo Ismene come un grande simbolo negativo del pensiero non critico, del conformismo, della sudditanza agli ordini superiori, ed è sottintesa l’assoluta preferenza per la sorella Antigone, che muore per il fratello già morto, perché siano rispettati i riti che esistono da sempre e il sentimento fondamentale della pietà – un’immagine però davvero troppo sfruttata, quasi ovvia».

Un po’ in tutti i suoi libri – anche in Giustizia e bellezza, quel trattatello dove metteva insieme etica ed estetica – il presente non viene mai schiacciato sull’attualità. Vuole ricordarci che non siamo nel primo mattino del mondo?
«La maggior parte degli esseri umani non è consapevole del ruolo del passato sui modi di pensare dominanti. In questo mio nuovo libro sulla violenza, gli stessi rimandi linguistici non sono mai casuali o posticci perché anche scavando nell’origine delle parole, nella loro etimologia, vediamo come il linguaggio e quindi la cultura in cui abitiamo ha un inconscio. Quest’operazione di scavo segna del resto da sempre la psicoanalisi, da quando Freud amò citare quel motto tratto dall’Eneide per alludere al destino del rimosso: Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo».

Se ci si limita a ragionare solo in termini di politica, di economia, di religione, dei conflitti umani più estremi rimane sempre una quota molto alta di incomprensibilità. Non a caso Freud alla fine ha parlato di un istinto di morte, di una mortido contrapposta alla libido … Lei crede nel Male in sé?
«Nella psicologia junghiana parliamo dell’Ombra, non tanto di un derivato degli istinti ma di una categoria di puro carattere psicologico che non affonda nella dimensione biologica ma neppure corrisponde all’ immagine cosciente del soggetto, e che tuttavia esiste e sempre contiene pulsioni asociali. Per esemplificare, direi che il ventesimo secolo è stata una galleria degli orrori dominata dall’Ombra – o anche dall’istinto di morte, se si preferisce il lessico freudiano».

Già negli anni Sessanta, Franco Fornari parlava di un inconscio depositario di proiezioni assassine per evitare l’incontro con la propria distruttività. La trova una chiave di lettura condivisibile anche oggi?
«È una lettura senz’altro ancora valida, e che in qualche modo utilizzo nel mio nuovo studio sulla paranoia, quella patologia che rigetta ogni colpa sull’altro e può letteralmente infettare le masse, se a esserne colpito è un tipo come Hitler… Ecco, ad esempio, la lezione di Fornari è molto più utile di certi specialismi a cui tendono oggi le scuole analitiche».

Cent’anni di psicoanalisi. E il mondo va sempre peggio, era il titolo provocatorio di un pamphlet firmato dal suo amico Hillman… Ma davvero si può attribuire ogni clamoroso fallimento della ragione alla psicoanalisi?
«Di quel libro sono stato io a consigliarne la traduzione, ma il titolo non mi è piaciuto per niente:e l’ho anche scritto. Ma chi l’ha detto che il mondo dovesse andare meglio, grazie alla psicoanalisi? Questa è una pura ingenuità che proviene dagli aspetti più cheap della cultura americana… Io poi non sono così pessimista, altrimenti non continuerei a fare il mestiere dell’analista e a scrivere: penso che nei passaggi decisivi della storia c’è sempre una nicchia di persone che ragiona con la propria testa e interpella la propria coscienza – e fino a quando potremo contare sull’esistenza di questa gente un futuro migliore sarà sempre possibile».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/30/psicoanalisi-perche-finita-una-rivoluzione-culturale.html

Il codice di Edipo scritto sull’anima (2006)

di Leonetta Bentivoglio, repubblica.it, 5 maggio 2006 Esploratore accanito e sempre originale dei miti su cui poggia l’inconscio collettivo, lo psicanalista americano James Hillman (nato nel 1926 ad Atlantic City) è il pensatore junghiano più carismatico e abilmente mediatico del nostro tempo, capace di conquistare un successo planetario con testi come Il codice dell’anima, Puer Aeternus, La forza […]