Intervento di Carlo Zucca Alessandrelli a “La cura relazionale – Turbolenze socioculturali e risonanze cliniche”

da Youtube, psychiatryonline.it, 26 novembre 2016

Si è tenuto a Milano il 26 novembre 2016 il Convegno “La cura relazionale – Turbolenze socioculturali e risonanze cliniche” organizzato dalla Rivista Gli Argonauti. Qui sotto uno degli interventi. Seguiranno gli altri.

Carlo Zucca

Fonte:

http://www.psychiatryonline.it/node/6527

Silva, Benvenuto, Thanopulos, Casolari, Contri sul referendum

(dalla pagina Facebook di Massimo Bucchi del 3 dicembre 2016)

Sì alla vita

Il nichilismo alla ribalta di chi, soprattutto tra i giovani, ha votato No per odio a Renzi

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 7 dicembre 2016

Sebbene si faccia a gara per enumerare tutti i motivi della sconfitta di Renzi, occorre dire che Matteo ha vinto, o quasi. Il 40 per cento d’italiani che l’ha votato, pronto a correre una bella avventura pur sapendo che è solo il primo passo verso una vittoria futura, sono tantissimi e prima o poi prenderanno le redini del gioco. In fondo l’Italia è stata conquistata e unificata da poche migliaia di camicie rosse e qui ce n’è ben di più. Detto questo diciamo il resto: che gli italiani siano legati alla disavventura, alla rassegnazione e al tiriamo a campare, è cosa nota. I tanti giovani che hanno votato No appellandosi al patriottismo, all’onore partigiano, alla difesa della Costituzione, penso che abbiano avuto un’altra motivazione ben più forte: l’odio. L’odio per Renzi, colui che osa spingerli in un’avventura. Precisiamo: l’odio per lui è anche l’odio per se stessi, il giovane italiano vota No, preferisce castrarsi piuttosto che rischiare quel fallimento che è pur sempre una promessa di riuscita. Renzi comunque non si sottrasse all’odio che annusava da ogni parte, deve essersi sentito contento d’essere tanto odiato, i narcisi godono di questo piacere, e lui narciso lo è.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/12/07/news/referendum-costituzionale-matteo-renzi-voto-giovani-109797/

Si vota sempre “no”

di Sergio Benvenuto, doppiozero.com, 6 dicembre 2016

Il risultato del referendum del 4 dicembre è stato una straordinaria affermazione di Renzi. Non sto scherzando. In effetti il SI ha preso quasi la stessa percentuale di voti che il PD prese alle elezioni europee del 2014, cosa che allora venne salutata come un risultato trionfale. E non è un caso che, a parte il Trentino, il SI in questo referendum abbia prevalso solo in Toscana e in Emilia Romagna, due roccaforti del PD. Ma il PD contro tutti perde. In questo referendum ha giocato il fattore che chiamerei Roma-Torino. Come si ricorderà, le grilline Raggi e Appendino vinsero come sindache a Roma e a Torino perché queste signore, a parte i voti M5S, accaparrarono quelli di tutte le altre opposizioni al PD, ormai identificato con Renzi, sia di sinistra che di destra. È la forza della famosa “accozzaglia”. Da un paio d’anni, l’importante non è tanto votare per questo o quel partito, ma votare CONTRO Renzi. In realtà il padre della riforma costituzionale era Giorgio Napolitano, ma quel che oggi interessa è Renzi. Perché in così poco tempo Renzi è diventato il pericolo pubblico n. 1 da far fuori a ogni costo, anche coalizzandosi con partiti e personaggi ripugnanti? Lo vedremo poi. Voglio dire che i contenuti specifici della riforma sono stati del tutto secondari. Il che può sembrare un altro paradosso, dato che in questi ultimi mesi ci hanno ammannito una sfilza senza fine di dibattiti tra sostenitori del SI e del NO su tutti i risvolti e i minuti dettagli della riforma. Tra le tante perle, ne cito una. Un sostenitore del NO in TV ha fatto presente che mentre bisogna avere 25 anni per essere eletti alla Camera, ne bastano 18 per entrare in Senato secondo la riforma. E come chiamare Senato una camera dove ci sono diciottenni? Insomma, ogni pelo nell’uovo-riforma andava bene per argomentare a favore del SI o del NO.

Mi si perdoni la deformazione professionale, ma credo che anche in politica occorra applicare il metodo usato in psicoanalisi, che distingue il contenuto manifesto da quello latente, in particolare nei sogni. Anche la politica è inzuppata della sostanza di cui sono fatti i sogni. Il contenuto manifesto è qui la lettera della riforma costituzionale, della quale in fin dei conti solo a ben pochi importava qualcosa. Nella riforma si trattava di questioni dopo tutto alquanto tecniche, da esperti costituzionalisti. Queste questioni non bastano certo a spiegare l’estrema popolarità del dibattito referendario, che ha assunto toni e febbri da tifo calcistico. Nella storia d’Italia dopo la seconda guerra, solo il referendum Repubblica-Monarchia del 1947 e il referendum sul divorzio nel 1974 hanno suscitato altrettanta passione. Però erano i contenuti di quei due referendum a spiegare la passione che suscitavano. La scelta tra Monarchia e Repubblica non era come determinare la tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito (referendum del 2011). Quanto al divorzio, esso era profondamente legato alle questioni intime di ciascuno di noi. Ma perché un intero popolo si è dilaniato, come guelfi o ghibellini, sull’abolizione o meno del CNEL, sull’abolizione o meno delle province, sul ridurre o meno il numero dei senatori?…

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/si-vota-sempre-no

Referendum, il cavallo su cui puntare è quello dell’imperatore (pazzo) Caligola

di Luciano Casolari, ilfattoquotidiano.it, 29 novembre 2016

Si narra che l’imperatore Caligola fosse tanto legato ad uno dei suoi cavalli da nominarlo senatore romano. Per la cronaca pare che il cavallo si chiamasse Porcellus, nome evocativo nel Senato attuale. Se il cavallo di Caligola venisse candidato, contro un politico di professione, al giorno d’oggi in molte democrazie occidentali vincerebbe. La società consumistica si regge perché gli individui vengono sottoposti al lavaggio del cervello pubblicitario in cui si alimentano desideri e insoddisfazione. Il messaggio pubblicitario è: “A te manca qualcosa. Se avessi quell’oggetto o quell’opportunità di viaggio o di acquisto saresti felice!”. Appena però l’oggetto è stato comperato e l’obiettivo raggiunto il sistema pubblicitario non te li lascia godere ma ti mostra un nuovo oggetto, più nuovo, e un obiettivo ancora da perseguire.

Segue qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/29/referendum-il-cavallo-su-cui-puntare-e-quello-dellimperatore-pazzo-caligola/3222478/

Costituzione a me

di Giacomo B. Contri, giacomocontri.it, 28 novembre 2016

rpresa e favore che in questo Referendum sulla Costituzione la sovranità, quand’anche creduta “popolare”, è riconosciuta come anzitutto individuale: infatti il voto degli stessi Costituzionalisti (nonché dei Parlamentari, e dello stesso Presidente della Repubblica) vale quanto quello di un singolo cittadino: a ognuno è riconosciuta la medesima competenza legislativa, salvo farsesca finzione sulla competenza. Interessa osservare che il sapere di un Costituzionalista (o di un Prof di Scienze politiche) ha il potere di un consigliere, non vincolante. So di non avere molto successo quando dico che esiste, quando esiste, solo sovranità individuale, quella che chiamo “san(t)a sede” legislativa individuale: ma questa volta – la volta che la Costituzione è venuta sorprendentemente allo scoperto – è la Costituzione stessa a darmi ragione. Non monto in superbia per questo, il mio è un enunciato da uomo comune, con una Costituzione prima della Costituzione. (Io voto “Sì”).

http://www.giacomocontri.it/BLOG/2016/2016-11/2016-11-28-BLOG_costituzione_a_me.htm

Referendum costituzionale, i profili psicologici dei tre leader del Sì e del No

di Luciano Casolari, 19 novembre 2016

Questa campagna referendaria incarna nei tre principali leader dei paradossi psicologici. Renzi, Grillo e Berlusconi, non me ne vogliano gli altri ma a confronto di questi tre sono schiappe, lottano per fare prevalere il Sì o il No ma, sotterraneamente, avrebbero qualche vantaggio dal fatto che vincesse la tesi contraria. Qualcuno mi darà del pazzo. A forza di lavorare con la patologia mentale questo si è fuso! Per spiegarmi occorre fare una premessa: la vera posta in gioco non è prevalere sulla riforma costituzionale, pur importante, ma vincere le successive elezioni politiche. Grillo da una vittoria del Sì trarrebbe rilevanti vantaggi. Il governo sarebbe costretto ad andare avanti un altro anno logorandosi e una legge elettorale, fortemente maggioritaria su un’unica Camera, favorirebbe la sua possibile vittoria alle elezioni politiche. Al contrario per lui sarebbe quasi impossibile vincere, senza alleanze, sia al Senato che alla Camera con leggi molto proporzionali e premio a coalizioni.

Segue qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/19/referendum-costituzionale-i-profili-psicologici-dei-tre-leader-del-si-o-del-no/3202438/

Il Telemaco, il Messia e la costituzione

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto, 19 novembre 2016

Massimo Recalcati nell’elogiare, alla Leopolda, Matteo Renzi, ha accusato la sinistra del No di essere masochista, paternalista e di odiare la giovinezza. Accuse fondate su luoghi comuni. Un discorso aforistico, privo di argomenti, teso a screditare l’avversario piuttosto che ad esprimere una propria opinione sui quesiti referendari. L’andazzo è proprio questo: la grande maggioranza degli italiani nel referendum prossimo voterà pro o contro Renzi, a prescindere dalla valutazione di una riforma che modificherà in modo sostanziale la costituzione italiana. La personalizzazione del conflitto politico ha finito per espropriarci della cura nei confronti delle regole fondamentali della nostra convivenza democratica. Si è fatta strada una corrente di “eccezione dalla costituzione”, che mentre aspira formalmente a riformarla, di fatto crea il clima di una sua sospensione sul piano emotivo. Questo tipo di sospensione dell’ordinamento costituzionale è il più pericoloso. La restrizione diretta e apertamente autoritaria delle garanzie costitutive dei nostri diritti, crea opposizione e ribellione. La loro sostituzione con l’affidamento regressivo all’“uomo della provvidenza”, da una parte sposta l’attenzione su un quesito fuorviante -se costui è quello “vero” o quello “falso”- e dall’altra favorisce la deresponsabilizzazione.

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http://www.psychiatryonline.it/node/6508

Jean-Luc Nancy, un’intimità profonda e appassionata

Anticipiamo la postfazione a «Del sesso» l’ultimo volume del filosofo francese da oggi in libreria solo in Italia per le edizioni Cronopio. Si tratta della prima raccolta di testi di Jean-Luc Nancy sul sesso, (di cui alcuni stralci sono stati anticipati sulle pagine del manifesto). Anteprima mondiale (non è ancora uscito in Francia) nasce da […]

Una sintesi da trovare tra crescita e democrazia

Destra e sinistra, con le loro tradizioni culturali, stentano a dare risposte adeguate alle domande del nostro tempo di Mauro Magatti, corriere.it, 4 dicembre 2016 Il referendum sulla Brexit e l’elezione di Trump hanno reso evidente la torsione che la transizione di questi anni sta producendo sull’asse destra-sinistra. A destra, il neoliberismo di Reagan e […]

Risè: “Così il secolo della velocità sposò la lentezza dei monti”

In «La costruzione delle Alpi» l’ascesa modernista alle vette Con la potenza (e a volte la prepotenza) delle macchine di Claudio Risè, ilgiornale.it, 2 dicembre 2016 C’erano una volta le Alpi. Con le loro cime perse tra le nubi. Misteriose. Imprendibili se non da visionari con la testa per aria e i piedi ben piantati […]

Silva: “Patria e famiglia”

Fidel Castro è stato un leader malvagio e dimenticabile. Ecco perché servirebbe fidarsi di più di Umberto Silva, ilfoglio.it, 30 novembre 2016 Fidel è morto tanti anni fa, ora cerca di fare il vivo, suscita applausi e esecrazioni, stanchi entrambi, dimentichiamolo, non è mai nato, niente d’interessante, vecchia roba, pronta a nausearci fino all’ultimo; che […]

Edmund Husserl, la struttura processuale e genetica dell’esperienza

di Luca Vanzago, ilmanifesto.info, 30 novembre 2016 Tornano, in una edizione rivista, le fondamentali Lezioni sulla sintesi passiva, con una premessa di Vincenzo Costa (La scuola, pp. 327, euro 22) in cui Edmund Husserl rielabora le proprie posizioni iniziali non limitandosi a riprendere questioni già esaminate, in particolare nelle due opere più note al pubblico, […]