Fiducia e sfiducia epistemica nel bambino e nell’adulto

di Rosalba Miceli, lastampa.it, 16 ottobre 2015

Negli ultimi anni sono emersi con sempre maggiore chiarezza importanti legami tra stili di attaccamento, esperienze traumatiche infantili, sviluppo di personalità e patologia. Come ha osservato Hegel (1807), è solo attraverso la conoscenza della mente di un altro che il bambino sviluppa il pieno possesso della natura degli stati mentali. Questo processo ha una natura intersoggettiva: il bambino cerca di conoscere la mente del genitore così come il genitore prova a comprendere e a contenere gli stati mentali del bambino.

Quindi è possibile ipotizzare che una relazione di attaccamento “sicuro” fornisca al bambino il contesto ideale per esplorare la mente del genitore e sviluppare la capacità di mentalizzazione (la capacità di rappresentare e riflettere sull’esperienza mentale propria ed altrui, di spiegarsi il comportamento e, in qualche misura, di prevederlo, fondamentale per l’auto-organizzazione e per la regolazione affettiva) mentre, al contrario, tale capacità potrà risultare inadeguata, deficitaria o inibita qualora il bambino sperimenti esperienze di attaccamento in un ambiente fortemente disturbato (interazioni caotiche, intrusive o connotate da mancanze di cure, maltrattamenti e abusi), predisponendolo verosimilmente allo sviluppo di un disturbo di personalità.

Sulla base di tale ipotesi Fonagy e Bateman hanno elaborato un modello terapeutico dei disturbi di personalità (primariamente riferito al disturbo borderline), basato sul potenziamento della capacità di mentalizzazione del soggetto (MBT, Mentalization Based Therapy, 2004). Fonagy, autorevole psicoanalista, Freud Memorial Professor of Psychoanalysis allo University College of London (UCL) e direttore di ricerca al “Anna Freud Centre” di Londra, intervenendo al convegno internazionale “Attaccamento e trauma 2015”, organizzato dall’Istituto di Scienze Cognitive (25-26-27 settembre 2015, Roma), ha proposto una riformulazione della sua posizione teorica, mettendo l’accento sul ruolo della fiducia epistemica in relazione all’attaccamento e della resilienza, nei disturbi di personalità.

La “fiducia epistemica primaria” è definita «l’atteggiamento per il quale il bambino assume un orientamento pedagogico verso la comunicazione ostensiva dell’altro, trattandolo come il depositario di una conoscenza culturale rilevante» (G. Gergely, Z. Unoka, Attaccamento e mentalizzazione negli esseri umani, in E. L. Jurist, A. Slade, S. Bergner (2008), a cura di, Da mente a mente. Infant research, neuroscienze e psicoanalisi, trad. it. Milano, Raffaello Cortina, 2010, p.74). In altri termini, il bambino è in grado di individuare quale, tra le diverse figure adulte che costituiscono il suo mondo di riferimento, sia più affidabile nel fornire indicazioni sconosciute. Dunque presuppone la disponibilità a dipendere da un’altra persona, a rendersi vulnerabile, a fidarsi dell’altro.

Segue qui:

https://www.lastampa.it/2015/10/16/scienza/galassiamente/fiducia-e-sfiducia-epistemica-nel-bambino-e-nelladulto-bgEVNtlSOUVfdi3faRRqnK/pagina.html

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