Nella bottega di Sigmund Freud

Esploratori dell’onirico, profeti dell’inconscio. Così le teorie psicoanalitiche ispirano l’arte

di Vincenzo Trione, lettura.corriere.it, 12 dicembre 2014

Un paradosso. Sigmund Freud non ha particolarmente amato l’arte della sua epoca: come dimostra il museo allestito nel suo ultimo appartamento londinese, egli aveva un gusto prevedibile e convenzionale. Eppure, siamo dinanzi a uno tra i pensatori che ha maggiormente orientato alcune tra le più rilevanti forme dello sperimentalismo novecentesco: dalla stagione delle avanguardie a quella delle post-avanguardie. È quel che rivela un’affascinante mostra, Sigmund Freud and the Play on the Burden of Representation, curata da Mario Codognato, Joseph Kosuth e Luisa Ziaja, allestita presso la 21er Haus di Vienna (fino all’11 gennaio). Un’esposizione ricca e sorprendente, promossa in occasione del 75° anniversario della morte del padre della psicoanalisi (1856-1939), che raduna opere provenienti dalle collezioni del Belvedere e del Freud Museum di Vienna. Una ricognizione che si concentra sugli «allievi» freudiani del secondo dopoguerra, ma che ha soprattutto il merito di farci riflettere su uno dei più delicati nodi critici della storiografia artistica del XX secolo.

Per continuare:

http://lettura.corriere.it/nella-bottega-di-sigmund-freud/

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