Miller e Casolari sulla strage di Charlie Hebdo

Charlie Hebdo: mi fa paura l’’intelligence’, preferisco la ‘stupidence’

di Luciano Casolari, ilfattoquotidiano.it, 11 gennaio 2014

In tutta questa terribile vicenda, che interroga ognuno di noi nell’intimo provocando sgomento, terrore e timore per il futuro, fortunatamente ci sono alcuni aspetti che offrono uno sprazzo di sereno in un cielo tempestoso. Provo ad elencarli: i terroristi sbagliano indirizzo e devono chiedere dov’è il loro obbiettivo, uno dei due perde una scarpa, poi perde la carta d’identità, fanno un maldestro incidente, non si accorgono della presenza nella tipografia del proprietario dentro uno scatolone. L’altro terrorista sbaglia ad agganciare il telefono per cui permette la localizzazione e la conoscenza di quello che sta succedendo. Sul versante dei poliziotti possiamo elencare la sottovalutazione dell’informativa attuata il giorno prima dai servizi segreti tunisini, le teste di cuoio che scivolano sul prato, l’errore nel posizionare gli esplosivi. Tutti questi elementi manifestano in modo inequivocabile che, pur in una situazione drammatica, i protagonisti mantengono la loro umanità. Sono impacciati, pasticcioni, insomma esseri viventi complessi e non pure macchine da guerra. Capiamo da questi particolari che tutte le esercitazioni e gli addestramenti non hanno intaccato completamente la loro essenza emotiva profonda.

Come psicoanalista posso ipotizzare che i terroristi vivessero un conflitto interiore. Una parte cosciente che li portava alla decisione di uccidere ma, accanto, una componente inconscia che sapeva che uccidere è male. Sulle scene del crimine capita, quasi immancabilmente, che l’assassino lasci, “appositamente per essere ritrovata”, una traccia che permetta agli inquirenti di rintracciarlo. Il senso di colpa inconscio lavora per indurre l’uomo, che sa di commettere un atto malvagio, a ricercare l’espiazione di una pena. Il bisogno inconscio di essere bloccato nella propria furia distruttiva mette in atto una serie di “dimenticanze, atti mancati, sbadataggini” che sabotano in parte le intenzioni coscienti.

Soprattutto questi elementi di faciloneria, incapacità e balordaggine finalmente inducono in noi il senso del ridicolo. Nella profonda sofferenza complessiva di questa vicenda ci fanno sorridere i terroristi pasticcioni e le teste di cuoio maldestre. I giornalisti del giornale satirico avrebbero certo riso e disegnato una vignetta su questi comportamenti. L’ironia è l’antidoto più importante e psicologicamente efficace nei confronti del fanatismo e di tutti coloro che si prendono troppo sul serio. A proposito di costoro mi paiono veramente patetici i vari esponenti dell’”intelligence” intervistati nelle varie trasmissioni di intrattenimento. Il buon Dio ci guardi da costoro! Preferisco decisamente la “stupidence” e spero che, se mai ci sarà un terrorista nostrano, come nella migliore commedia all’italiana, un giorno scorderà la bomba e l’altro giorno l’innesco.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/11/charlie-hebdo-mi-fa-paura-lintelligence-preferisco-la-stupidence/1330020/

Il ritorno del blasfemo

di Jacques-Alain Miller, Le point, 10 gennaio 2015*

Si dice: “Sono dei barbari”. Senza dubbio. Tuttavia questo terrorismo non è affatto cieco, ha gli occhi aperti, è mirato. Non è neppure muto. Grida: “Abbiamo vendicato il profeta Maometto”!
Alla fine del secolo scorso ci si immaginava che nozioni come blasfemo, sacrilego, profanazione, non fossero che vestigia del passato. Non è così. Dobbiamo constatare che l’era della scienza non ha fatto svanire il senso del sacro; che il sacro non è un arcaismo. Senza dubbio non è niente di reale. È un fatto di discorso, una finzione, ma è quella che fa tenere insieme le insegne di una comunità, la chiave di volta del suo ordine simbolico. Il sacro esige riverenza e rispetto. Se mancano, è il caos. Così Socrate è invitato a bere la cicuta. Da quando vi sono degli uomini che parlano, in nessun luogo è mai stato lecito dire tutto.
Eccetto in psicoanalisi, esperienza molto speciale, esplosiva, che non è che al proprio esordio. Eccetto negli Stati Uniti, dove, però, la libertà di parola garantita dalla Costituzione è limitata da un particolare senso della decenza. Per questo la grande maggioranza della stampa si astiene dal riprodurre le caricature di Maometto, per riguardo verso la “grande sofferenza” dei musulmani. Stesso principio per il “politicamente corretto”. L’affetto doloroso segnala che la libido è qui in gioco. Se il sacro non è reale, il godimento che vi si condensa lo è. Il sacro mobilizza estasi e furori. Per esso si uccide e si muore. Uno psicoanalista sa a che cosa ci si espone quando si solletica “l’impossibile-da-sopportare” altrui (Lacan). Per questo Baudelaire cita Bossuet, “Il Saggio ride solo tremando”, e assegna al comico un’origine diabolica. Ora, quale fu il principale operatore dei Lumi se non il riso? Maistre parla del “ghigno” di Voltaire, Musset del suo “orrido sorriso”. Le dottrine della tradizione non furono rifiutate, nota Leo Strauss, bensì scacciate tramite il riso.
Charlie Hebdo era tra noi come il testimone residuale di questa derisione fondatrice. Cabu, Charb, Tignoux, Wolinski, non erano destinati ad essere accostati al cavaliere de La Barre. Dal 1825, nessuno ha mai tentato, da noi, di ripristinare una legge sul blasfemo. Com’è accaduto che siano morti da martiri della libertà di stampa? Il fatto è che universi di discorso un tempo separati e impermeabili, ormai comunicano. Sono anzi intrecciati, dacché il sacro dell’uno e il “niente di sacro” dell’altro sono agli antipodi. Salvo poter riavvolgere il film dei tempi moderni, deportando ovunque gli allogeni, la questione – questione di vita o di morte – sarà di sapere se il gusto per la risata, il diritto di ridicolizzare, l’irriverenza iconoclasta, siano altrettanto essenziali al nostro modo di godere di quanto lo sia la sottomissione all’Uno nella tradizione islamica.
Per quel che riguarda il dibattito giuridico, esso ė complesso e agita ora l’insieme delle democrazie occidentali (vedi, a questo proposito, il dossier pubblicato tre mesi fa dall’Università della California, Profane: Sacrilegious Expression in a Multicultural World). Ogni anno, dal 1999, si negozia all’ONU su questo argomento, per iniziativa dell’Organizzazione della Cooperazione islamica. In Germania, Austria, Irlanda, delle leggi proscrivono gli attacchi al sacro. Il Regno Unito ha atteso il 2008 per cessare di proteggere la Chiesa anglicana dal blasfemo. La Francia si distingue per il rigore della sua dottrina laica. Per quanto tempo ancora? Questo non è scritto. Eh, Francia! Il tuo caffè se ne va. Che cosa vuoi veramente? Conflitto o compromesso?
Testo reperito sulla pagina Facebook dell’Istituto Freudiano del 12 gennaio 2015 
Per il testo originale:

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