Ballerini: “Una tavola di amici e parole per curare la paura del cibo”

di Luigi Ballerini, avvenire.it, 5 novembre 2015

Chissà cosa avrebbe detto Montesquieu di fronte alle reazioni suscitate dall’invito dell’Oms a limitare il consumo di carni rosse, fresche e lavorate, per la loro associazione con alcune tipologie di tumore. Forse avrebbe rispolverato il suo celebre detto: una salute conservata con una dieta troppo severa, è una noiosa malattia. La questione sollevata dall’Oms è tuttavia rilevante e merita di essere considerata con attenzione, essa non riguarda infatti solo la salute, ha effetti invece sul mangiare tout court, sul suo significato, e quindi su tutti noi indistintamente. È sotto gli occhi di ognuno che l’uomo non mangia solo per vivere.
Se così fosse non si sarebbe inventato l’aperitivo per farsi venire più appetito, non avrebbe pensato di imbandire la tavola per starci meglio e nemmeno di invitare gli amici per cena. Si sarebbe limitato a introdurre sufficienti calorie per le sue attività. Non c’è nulla di naturale nel mangiare, al contrario di quanto forse si pensa. Il gorgonzola cremoso da spalmare sul pane, l’arrosto di vitello con il suo sughetto, le patate dorate al forno, la crostata di mirtilli e la macedonia non esistono in natura, sono dei meravigliosi artefatti dell’uomo, vere opere di ingegno. Neanche una banale insalata di pomodori è naturale: non può darsi senza l’intervento di qualcuno che abbia coltivato i pomodori, raccolto e spremuto le olive, ricavato il sale dall’acqua del mare e fatto inacidire il vino nelle botti con la madre.

Anche lo stesso moto del mangiare, che riteniamo così scontato, non è un dato di natura, ma si costituisce grazie all’intervento di un altro. Tutto è partito, per ciascuno di noi, dall’offerta di qualcuno – la mamma che ha scoperto il suo seno ma anche la balia che ha porto il biberon in sua mancanza – che ci ha fatto sperimentare per primo la soddisfazione derivante dal tepore sulle mucose della bocca, dal sapore dolciastro sulle papille, dalla distensione dello stomaco e dalla conseguente pace successiva, così potente da far subito addormentare. Sensazioni, percezioni, esperienze inimmaginabili prima che qualcuno le rendesse possibili. Dal momento di quel primo eccitamento è sorto in noi il desiderio della sua ripetizione, ricercata all’inizio con un pianto che la reclama e poi con la preparazione più sofisticata delle condizioni perché possa realizzarsi. L’organismo ha così fatto un salto, da puro antecedente biologico si è costituito come corpo, è stato vivificato dal suo pensiero che cerca soluzioni. Per l’uomo, infatti, mangiare diviene una questione di soddisfazione. Una soddisfazione peraltro sociale, innescata dall’offerta dell’altro e non autogenerata.

Segue qui:

http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/una-tavola-di-amici-parole.aspx

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