Contri, Recalcati, Bollorino, Ostellino, Campagner su Andreas Lubitz

Altan e la matematica

di Giacomo B. Contri, giacomocontri.it, 30 marzo 2015

Ecco il meglio di Altan (in occasione dell’Airbus Lufthansa, ma non solo): “In fondo è tutto più semplice di quello che temiamo” (Rep. venerdì 27 marzo).
Che cosa ha fatto il copilota dell’Airbus?: ha trattato i passeggeri fisicamente raggruppati o assemblati nell’aereo come nient’altro che un insieme matematico (“niente di personale”).
Non è una novità: in guerra la parola “nemico” non è davvero esatta, i tali cui sto sparando non sono miei nemici (neppure li conosco), sono oggetti del tiro a segno cui sono associato, la loro similitudine con me è quella di sagome, sono un gruppo assemblato come un insieme matematico: diviene ora importante il riesame della politica, in cui il collettivo degli individui può facilmente essere trattato come insieme, e di fatto lo è (si provino a riesaminare i discorsi pubblici dei politici, e anche dei religiosi).
Quel copilota ha operato un passaggio personale, ossia ha fatto passare la ragion matematica a ragion pratica, etica: questa operazione è tradizionalmente nota come “conversione”, che è conversione del pensiero come dice il suo corrispettivo greco antico, metà-noia.
In occasione di questo fatto abbiamo visto sfilare gli Psichiatri, che hanno sfoderato le loro categorie psicopatologiche: molti di essi hanno riconosciuto che la depressione non bastava – notiamo che questa vaghissima parola ha preso il posto di massa del vecchio “esaurimento nervoso” -, e che semmai si dovrebbe fare la diagnosi di paranoia: ma no, il Nostro non era più un depresso né un paranoico, uno psichiatrico, era un convertito, uno passato da un pensiero o discorso o dispositivo a un altro: era uno di quei guariti che sarebbe meglio non avere, dunque si vigili anche sul concetto di “guarigione”.
Si vigili anche sull’assunzione, da parte della Cultura, della matematica come modello dell’intelligenza.
Solo il principio di piacere, il pensiero del proprio moto a mezzo d’altri, è legame di vita (di pelle).
Osservo che il copilota è stato un esempio di modestia, infatti si è fuso, misticizzato, con l’insieme, e dopo il botto si è fuso con l’essere.
Di passaggio, rammento J. Lacan che diceva “Le suicide est le seul acte qui puisse réussir”: nella sua conversione l’onestuomo è tutto passato a je con niente moi (come si vede J. Lacan ci serve praticamente).
È tutto più semplice.

P S
A proposito, come possono i politici non trattare la collettività come insieme matematico?: la democrazia non basta.

http://www.giacomocontri.it/BLOG/2015/2015-03/2015-03-30-BLOG_altan_e_matematica.htm

Andreas, suicida e boia la sindrome di Narciso sul volo della morte

di Massimo Recalcati, la Repubblica, 28 marzo 2015

Andreas Lubitz, il giovane copilota del volo Germanwings che si è schiantato con il suo aereo sulle cime alpine dell’Alta Provenza, ha deciso di sopprimere la propria vita. Non lo ha fatto nel chiuso della propria camera. Ha programmato di farlo sul suo posto di lavoro. Ha voluto farlo nel cielo. Quante volte ci avrà pensato prima? Quante altre volte avrà sfiorato l’abisso della morte? E, soprattutto, per quale ragione darsi la morte, per quale ragione decidere di togliersi la vita? Non possiamo rispondere a queste domande. Non è possibile fare nessuna psicopatologia del copilota del volo di linea della Germanwings 4U9525, Barcellona- Düsseldorf. Non si può però trascurare l’orrore di questo atto. Perché nella sua scelta di darsi la morte questo giovane non ha tenuto in conto che avrebbe portato con sé altre vite umane. Non ha considerato che il proprio atto suicidario lo eleggeva a boia, a giustiziere di fatto. Altre vite oltre la sua sono morte con lui. Vite che non volevano morire, vite che volevano vivere, che erano, alcune tra loro, appena venute alla luce del mondo.

Per continuare:

http://giacomosalerno.com/2015/03/28/andreas-suicida-e-boia-la-sindrome-di-narciso-sul-volo-della-morte-massimo-recalcati/

Volo A320 Germanwings: la Sindrome di Sansone

di Francesco Bollorino, psychiatryonline.it, 28 marzo 2015

“…Ora la casa era piena di uomini e di donne; vi erano tutti i capi dei Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e donne, che stavano a guardare, mentre Sansone faceva giochi. Allora Sansone invocò il Signore e disse: «Signore, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto, Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!». Sansone palpò le due colonne di mezzo, sulle quali posava la casa; si appoggiò a esse, all’una con la destra, all’altra con la sinistra. Sansone disse: «Che io muoia insieme con i Filistei!». Si curvò con tutta la forza e la casa rovinò addosso ai capi e a tutto il popolo che vi era dentro. Furono più i morti che egli causò con la sua morte di quanti aveva uccisi in vita…” (La Sacra Bibbia, Giudici 16/27-30)

Questo famoso passo della Bibbia mi è naturalmente tornato alla mente dopo la ricostruzione definitiva della tragedia dell’Airbus tedesco e dei suoi 149 sfortunati passeggeri, casuali compagni di sventura del giovane pilota tedesco autore materiale dell’evento. Come ad alcuni sarà venuto in mente il volo EgyptAir 990 del 31 ottobre 1999 finito nell’oceano al largo di Nantucket, Massachusetts a causa, come in questo caso, di una deliberata manovra del pilota. Di fronte a fatti come questo le domande che l’opinione pubblica si pone e che naturalmente pone alla psichiatria sono essenzialmente tre: COME E’ SUCCESSO? PERCHE’ E’ SUCCESSO? SI POTEVA EVITARE?
L’atto suicidario, dicono gli esperti in suicidologia (la branca della psichiatria che studia i comportamenti suicidari), è scarsamente predittivo (le percentuali variano dal 2% all’8% dei pazienti) ovvero a fronte di una suicidofilia (desiderio di “farla finita” con la vita) anche “dichiarata” sono pochi coloro i quali poi mettono in atto davvero il gesto, al tempo stesso la “decisione finale” sembra non essere a lungo premeditata ma viene presa nel giro di pochi minuti prima dell’atto e ciò potrebbe fra rientrare l’accaduto in un contesto dove la “casualità” (l’essere stato lasciato solo in cabina) abbia determinato l’avvio “improvviso” di una “decisione” magari coltivata e rimuginata nel tempo. Restano quegli otto minuti di terribile silenzio che mi hanno fatto venire in mente Petronio Arbitro e i suoi polsi tagliati immersi nell’acqua calda… guardando il proprio sangue che esce come Andreas Lubitz ha guardato la montagna arrivargli addosso senza un apparente sgomento…
C’è chi ha chiamato in causa l’Amok, una sindrome, compresa anche nel manuale di diagnostica psichiatrica DSM, per la prima volta descritta dal Capitano James Cook  nel 1770, propria delle popolazioni malesi in cui un individuo, in preda al delirio, “all’improvviso” senza alcun segno premonitore si scaglia contro sconosciuti con inaudita violenza. C’è chi ha chiamato in causa la depressione, per altro diagnosticata in passato al pilota, che potrebbe aver avuto una recrudescenza per la rottura pare recente di un legame sentimentale.
Diciamo intanto che, in questo caso, non si può parlare di “depressione” perché con questo termine abusato si intende la depressione nevrotica, quella che tutti pensano di avere; se di depressione si tratta, è un caso di Malinconia, non inteso nel senso romantico del termine, ma come precisa sindrome di depressione grave, psicotica.
Per continuare:

http://www.psychiatryonline.it/node/5571

La lezione più preziosa. L’uomo è un pericolo pubblico 

Un ruolo decisivo l’ha avuto il fattore umano
di Pietro Ostellino, ilgiornale.it, 28 marzo 2015

Nel disastro dell’aereo della Germanwings schiantatosi sulle alture della Provenza, un ruolo decisivo l’ha avuto il fattore umano. È stato il copilota, stressato e infelice, a condurre consapevolmente l’aereo contro la montagna per suicidarsi, pur sapendo che, così facendo, avrebbe ammazzato decine di innocenti passeggeri.

Ora, il mondo dell’aviazione civile riflette sul caso, non riuscendo a darsi una spiegazione razionalmente attendibile che consenta di trovare un rimedio certo, in futuro, per evitare incidenti analoghi. Ci sono tanti modi tecnici per controllare l’efficienza di un aereo e, sotto questo profilo, chi viaggia può farlo, salvo imprevedibili incidenti, con la certezza che arriverà a destinazione senza correre alcun pericolo. Ma non ce n’è uno che attenga alla natura umana per individuare l’imperscrutabile che passa per la mente di un uomo, nella fattispecie di un pilota, in modo da, se individuato, conoscerlo e consegnare l’interessato a terra affinché non incorra in decisioni irreparabili per la sua stessa incolumità e per quella dei suoi passeggeri. Certo, ad un esame psicologico accurato – a cui peraltro le compagnie sottopongono regolarmente i propri piloti – la presenza di un qualche disagio psicologico può saltar fuori ed è possibile individuarlo, ma non c’è mai la certezza che nel profondo di una coscienza non sia rimasta una scoria che può portare a comportamenti irragionevoli.

Il caso umano del copilota della Germanwings rientra nella casistica dell’incessante ricerca psicoanalitica che l’uomo conduce da qualche decennio su se stesso per cercare di conoscersi. Ma il fattore umano rimane comunque imponderabile. Malgrado i progressi compiuti dalla psicoanalisi, grandi passi in avanti non ne sono stati fatti. La coscienza individuale rimane un ambito segreto e misterioso. Sotto il profilo metafisico, si potrebbe dire che la questione riguarda addirittura la componente divina dell’Uomo. Così come è imperscrutabile, persino per la religione, la divinità, lo è l’Uomo, fatto – lo suggerisce la sua stessa creazione – a immagine e somiglianza della divinità. Non è neppure il caso di scomodare la religione – che nella questione non c’entra proprio – perché l’imponderabilità del fattore umano riguarda solamente la sua intima natura. La verità è che non c’è nulla che si possa fare per scrutare nella coscienza di una persona e, per quanto si sia studiato, e per quanto ci si sforzi, nulla che si possa fare per venirne a capo. L’imponderabilità del fattore umano rimane uno dei grandi misteri della vita. La stessa psicoanalisi è considerata una trovata intellettualistica incapace di produrre evidenze empiriche da parte di alcuni degli stessi addetti ai lavori. Ciascuno di noi, parlandone col proprio medico, è probabilmente andato a sbattere contro questa forma di realismo. Perciò, partiamo dunque in aereo, se proprio non possiamo farne a meno. Ma non illudiamoci che i controlli che le compagnie scrupolosamente effettuano sull’efficienza tecnica dei velivoli abbiano un loro corrispettivo, altrettanto scientificamente probante, sul fattore umano. Quest’ultimo, che ci piaccia o no, rimane la parte incognita. Ogni volta che saliremo su un aereo, diciamo perciò a noi stessi «che Dio me la mandi buona». Perché siamo, effettivamente, nella mani di Dio.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/lezione-pi-preziosa-luomo-pericolo-pubblico-1110526.html

Andreas Lubitz, decidere di schiantarsi perché non si riesce più a “volare”

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 27 marzo 2015

Ieri ho seguito le notizie sollecitato e aiutato da amici che mi hanno mandato messaggi a ripetizione per tenermi aggiornato e forse per avere in cambio un parere o un responso, che comunque non ho. Chiara, la figlia di un’amica che mi ha informato in un pomeriggio bombardato dalle news, ha battuto tutti sul tempo, anche il procuratore di Marsiglia, Brice Robin, che conduce le indagini: “l’ha fatto apposta!”. Intuito femminile? Analisi lucida di una giovane mente priva di pregiudizi? A ogni modo la traiettoria dell’aereo è apparsa subito a tutti troppo regolare per lasciare spazio all’ipotesi di un guasto. Poi stiamo parlando di tecnologia tedesca. Meglio scommettere sull’errore umano. Andreas Lubitz, 27 anni, pilota. Andreas Lubitz, 27 anni, pluriomicida. Le due frasi non sono conseguenti, infatti c’è un salto logico che sta tenendo in sospeso i consumatori di notizie di tutto il mondo (e gli utilizzatori di Airbus low cost, pure). Com’è possibile collegare un giovane di successo, secondo canoni universalmente condivisi, con un’azione così tragicamente distruttiva da evocare le figure nichiliste dei più riusciti romanzi di Dostoevskij?

Per continuare:

http://www.snodi.net/site/?q=AndreasLubitz_Campagner

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/3/27/AEREO-CADUTO-1-Andreas-Lubitz-decidere-di-schiantarsi-perche-non-si-riesce-piu-a-volare-/594687/

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